Il problema del sito dell’Inps è che non è scalabile

di Redazione | 01/04/2020

sito Inps
  • Un problema di infrastruttura del sito all'origine delle conseguenze negative sul sito dell'Inps di questa mattina

  • L'architettura scalabile avrebbe evitato una serie di malfunzionamenti e avrebbe garantito maggiore protezione

Quello che è successo questa mattina sul sito dell’Inps può essere considerata una grande fuga di dati personali, con molte persone che hanno avuto a disposizione nomi, cognomi, indirizzi, codici fiscali e numeri di telefono di altri utenti ignari di tutto questo. Oggi pomeriggio, il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha detto che il portale dell’ente è stato oggetto – sin dalla serata di ieri – di attacchi hacker. Ma ci sono anche altre possibilità che possono essere prese in esame, come un problema con la cache relativo ai tanti accessi. La verità, però, è che entrambe le ipotesi hanno un unico comune denominatore: il sito dell’Inps non è scalabile, come tanti siti nella pubblica amministrazione e nel settore privato.

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Il sito Inps non è scalabile, cosa vuol dire

Il concetto di scalabilità, che fa parte dell’architettura del web, è in realtà molto semplice: si tratta della capacità di un sistema di aumentare o diminuire di scala in funzione delle necessità e disponibilità. In base al compito che il sito deve svolgere e in base al numero degli accessi sul sito, quest’ultimo deve avere la possibilità di adattarsi e di recepire gli input che riceve. Senza addentrarci in tecnicismi che sarebbe difficile sintetizzare in poche righe, si tratta di quello stesso sistema che permette a social network come Facebook di funzionare nonostante i tanti accessi giornalieri.

Sistemi di questo genere risultano molto più preparati a fronteggiare attacchi hacker e riescono a gestire un gran numero di richieste contemporanee. Insomma, qualsiasi sia la causa scatenante di quanto accaduto questa mattina, si può agevolmente ricondurre a un problema di fondo: la sua architettura non proprio adatta a fronteggiare l’esigenza di pubblica utilità che l’erogazione di un bonus di 600 euro a una platea molto vasta di aventi diritto (si parla di 5 milioni di persone) può prevedere.

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