Sergio Mattarella firma il decreto bis ma con «perplessità»: «Resta l’obbligo di salvare le vite in mare»

di Gaia Mellone | 08/08/2019

  • Sergio Mattarella ha promulgato la legge di conversione del Decreto Sicurezza Bis

  • Nella lettera inviata ai presidenti delle Camere, Sergio Mattarella esprime delle perplessità

  • Nel testo il Presidente ribadisce l'importanza di salvare le vite in mare

Dopo l’approvazione del Senato, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato il Decreto Sicurezza Bis: ora manca solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Il Presidente però accompagna il testo con una lettera in cui rileva due criticità importanti: le sanzioni «irragionevoli» verso chi entra in acque territoriali e per chi si macchia del reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Sergio Mattarella firma il decreto bis ma con «perplessità»: «Resta l’obbligo di salvare le vite in mare»

«Al di là delle valutazioni nel merito delle norme, che non competono al Presidente della Repubblica non posso fare a meno di segnalare due profili che suscitano rilevanti perplessità» scrive Sergio Mattarella nella lettera rivolta ai presidenti delle Camere e al premier Conte  che accompagna la promulgazione del Decreto Sicurezza Bis e pubblicata integralmente sul sito della Presidenza della repubblica.

Il primo profilo critico è quello che riguarda le sanzioni amministrative «nel caso di violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali – per motivi di ordine e sicurezza pubblica o per violazione alle norme sull’immigrazione» la quale è stata «è stata aumentata di 15 volte nel minimo e di 20 volte nel massimo, determinato in un milione di euro, mentre la sanzione amministrativa della confisca obbligatoria della nave non risulta più subordinata alla reiterazione della condotta» scrive Mattarella, che osserva come non sia stato introdotto alcun criterio «che distingua quanto alla tipologia delle navi, alla condotta concretamente posta in essere, alle ragioni della presenza di persone accolte a bordo e trasportate». «Non appare ragionevole – ai fini della sicurezza dei nostri cittadini e della certezza del diritto – » continua il Presidente della Repubblica «fare a meno di queste indicazioni e affidare alla discrezionalità di un atto amministrativo la valutazione di un comportamento che conduce a sanzioni di tale gravità», richiamando la sentenza della Corte Costituzionale che ribadisce la necessaria proporzionalità tra sanzioni e comportamenti. Mattarella richiama anche l’articolo della Convenzione di Montego Bay che prescrive «“ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio e i passeggeri, presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo».

 

Il secondo profilo di criticità viene individuato da Mattarella riguardano invece la parte del decreto relativa all’ordine pubblico e alle manifestazioni di piazza. In riferimento all’articolo 16 che modifica l’art.131 del codice penale rendendo inapplicabile la non punibilità per particolare tenuità del fatto qualora il reato sia commesso nei confronti del pubblico ufficiale, il Presidente Mattarella scrive non poter «omettere di rilevare che questa norma – assente nel decreto legge predisposto dal Governo – non riguarda soltanto gli appartenenti alle Forze dell’ordine ma include un ampio numero di funzionari pubblici, statali, regionali, provinciali e comunali nonché soggetti privati che svolgono pubbliche funzioni, rientranti in varie e articolate categorie, tutti qualificati – secondo la giurisprudenza – pubblici ufficiali, sempre o in determinate circostanze». Mattarella snocciola allora tutte le figure che vengono comprese all’interno del concetto di “pubblico ufficiale”: dai i vigili urbani e gli addetti alla viabilità, dai dipendenti dell’Agenzia delle entrate fino agli impiegati degli uffici provinciali del lavoro, passando anche per controllori dei biglietti di Trenitalia e insegnanti. «Questa scelta legislativa impedisce al giudice di valutare la concreta offensività delle condotte poste in essere, il che, specialmente per l’ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale, solleva dubbi sulla sua conformità al nostro ordinamento e sulla sua ragionevolezza nel perseguire in termini così rigorosi condotte di scarsa rilevanza e che, come ricordato, possono riguardare una casistica assai ampia e tale da non generare “allarme sociale”».

(credits immagine di copertina: ANSA)