Augurò lo stupro a una donna, la Lega lo candida come sindaco

di Ilaria Roncone | 05/03/2020

  • Sergio Armanini è il candidato sindaco per la Lega a Merano, Bolzano

  • In passato, quando era consigliere comunale, aveva augurato a una giornalista di essere stuprata cento volte

  • Il due pesi e due misure del Carroccio pesa come un macigno, considerate le uscite di Salvini su Junior Cally

Sembra una barzelletta ma, purtroppo, non è così. Il Carroccio ha deciso di candidare a sindaco Sergio Armanini nell’ambito delle prossime comunali di Merano, in provincia di Bolzano. L’esponente della Lega di Merano aveva augurato lo stupro a una giornalista in un post Facebook datato 2014 e il caso era arrivato anche sulla stampa nazionale. Come dire: se scrivi canzoni sullo stupro – vedi Junior Cally – a Sanremo non vai, se lo auguri a una donna rimani meritevole di essere candidato sindaco.

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L’augurio di stupro di Sergio Armanini

Il caso risale al 2014. Allora consigliere comunale del Carroccio, Armanini aveva condiviso un post su Facebook che aveva avuto ampia risonanza e per il quale era stato costretto a scusarsi. Il testo era “dedicato” a una giornalista rea aver intervistato un musulmano che gestiva una pagina sui social chiamata “Convertirsi all’Islam”. L’esponente della Lega non si è risparmiato in quel caso: «Ma perché non le mettiamo un burka e la facciamo andare in Nigeria? Forse, dopo il centesimo stupro si sveglierà». E non si era limitato a questo, proseguendo con un’altra sequela di insulti rivolti alla giornalista del Corriere dell’Alto Adige Silvia Fabbi. Il Carroccio ha la memoria breve, pare, considerate anche le uscite recenti del leader Salvini su Junior Cally prima di Sanremo.

Se auguri lo stupro a una donna niente Sanremo, ma puoi fare il sindaco

Non sono di certo state leggere le parole che Salvini ha utilizzato poco più di un mese fa per bollare Junior Cally inadatto ad andare in televisione. «Mentre la politica cerca di aiutare le donne, Sanremo invita in tv questo tizio che parla di donne come troie, sequestrate, stuprate e trattate come oggetti»: una dura critica, quindi. E la severa condanna al cantante è arrivata con le parole successive: «Io non voglio che qualcuno dia il microfono a questo tizio per rappresentare la musica italiana: lo fai a casa tua, nella tua cameretta. Ma non in diretta tv in rappresentanza della musica italiana». E qual è la reazione a chi, invece, inneggia allo stupro su Facebook? Proporlo come sindaco. La definizione perfetta di quello che si dice “due pesi e due misure”.

(Immagine copertina dalla pagina Facebook)