Scambio di persona, i giudici di Palermo scarcerano Medhanier. Si credeva fosse il ras degli scafisti

di Alessandra Delzotto | 13/07/2019

Medhane Yehdego
  • La corte d'Assise di Palermo ha scarcerato Medhanie Tesfamariam Behre

  • L'uomo era stato estradato dal Sudan nel 2016 perché ritenuto uno scafista

  • La sentenza di Palermo ha accertato lo scambio di persona

Lo scambio di persona c’è stato. Lo conferma una sentenza della Corte d’assise di Palermo. L’uomo arrestato in Sudan ed estradato in Italia nel 2016 non è Mered Medhanie Yedhego, il famigerato ras degli scafisti accusato di essere a capo di una delle maggiori organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di migranti verso l’Italia. La sentenza ha confermato che l’imputato si chiama invece Medhanie Tesfamariam Behre, nato ad Asmara il 12 maggio 1987, falegname eritreo.

Il duro braccio di ferro tra la difesa e la procura di Palermo si conclude dunque dopo tre anni con la decisione della Corte d’Assise di lasciar cadere l’accusa principale mossa a Medhanie, quella di associazione per delinquere finalizzata al traffico dei migranti contestata a temuto Mered, il re degli scafisti. L’accusa aveva chiesto la condanna dell’imputato a 14 anni di carcere. Fondamentale l’impegno di Michele Calantropo, avvocato di Medhanie, che fin da subito ha lottato per far accogliere la tesi dello scambio di persona poi accertato.

Fu la National Crime Agency a segnalare all’Italia che il ricercato si trovava in Sudan

L’arresto di Medhanie fu un evento molto seguito dalla comunità internazionale, le sue immagini fecero il giro del mondo. I pm palemitani erano da anni alla ricerca del “generale” – come lo chiamano i suoi seguaci – ovvero dell’uomo conosciuto come Mered Medhanie Yedhego, ritenuto uno dei capi dell’organizzazione criminale che gestisce la tratta di esseri umani dalla Libia alle coste italiane. Fu la National Crime Agency britannica a fornire all’Italia l’informazione che il ricercato si trovava a Khartum, capitale del Sudan. Gli inquirenti sudanesi e inglesi accertarono che l’uomo in questione aveva in uso più utenze cellulari una delle quali, intercettata dai magistrati palermitani, risultò collegata ad alcuni trafficanti di uomini che vivevano in Libia. Ma l’indagato ha sempre negato che fosse suo il cellulare sequestrato.

I primi dubbi sull’identità dell’arrestato e l’inchiesta del Guardian

L’inglese Guardian è stato tra i primi a ipotizzare la tesi dello scambio di persona – oltre all’avvocato Calantropo, naturalmente – con l’articolo ‘They got the wrong man,’ says people-smuggling suspect (“Hanno l’uomo sbagliato”) a firma Lorenzo Tondo e Patrick Kingsley. Da allora molti altri giornalisti si sono interessati al caso supportando questa ipotesi. Tra le prove schiaccianti presentate dalla difesa l’esame del Dna che ha provato come la donna che sosteneva di essere sua madre dicesse il vero e come il profilo genetico dell’imputato non fosse compatibile con quello del pericoloso trafficante.

L’avvocato di Medhanier ora ha presentato richiesta di asilo politico per il suo assistito

La Corte d’assise di Palermo ha comunque deciso di condannare Medhanie Tesfamariam Behre a cinque anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver mandato i soldi dei cugini a un trafficante per il loro viaggio. Il giudice tuttavia ne ha disposto l’immediata scarcerazione perché la misura cautelare prevista per questo reato può avere una durata massima di tre anni, già ampiamente scontati da Behre. Ora l’avvocato Calntropo ha fatto sapere di aver presentato richiesta di asilo politico per il suo assistito che, per la sua sicurezza personale, non può rientrare in Sudan né in Eritrea.  «La cosa più grave è che il vero pericoloso trafficante di uomini è ancora a piede libero», afferma il legale