Salvini su Mussolini: «Negare opere, bonifiche e grandi stazioni è negare un fatto storico»

di Redazione | 15/05/2019

Salvini su Mussolini
  • Matteo Salvini ha risposto ad alcune domande sul fascismo nel corso di un'intervista al Corriere della Sera

  • Ha detto che non può negare le cose buone fatte durante il fascismo

Ma ha fatto anche cose buone. Sembra proprio questo il concetto alla base della risposta di Matteo Salvini a Lorenzo Cremonesi del Corriere della Sera, che oggi lo ha intervistato per la propria testata. Il ministro dell’Interno ha infatti risposto sulla propria idea di fascismo, sostenendo che di Benito Mussolini ha un giudizio negativo, ma non può negare quanto fatto da lui in quel periodo storico.

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Salvini su Mussolini in un’intervista

«Il mio giudizio storico è negativo, come qualsiasi giudizio che riguarda i regimi autoritari e totalitari – ha detto Salvini -. Poi, negare le opere, le bonifiche, le grandi stazioni secondo me non ha senso: è come negare un fatto storico. Mi stupisce che in campagna elettorale parlo di tasse e di lavoro e poi mi danno del fascista».

La domanda è stata esplicita e diretta, interessata a chiedere a Matteo Salvini un giudizio sul periodo storico del fascismo. Il discorso era partito dalle critiche fatte da Luigi Di Maio al ministro dell’Interno per la sua ormai celebre foto con il mitra, pubblicata dal suo social media manager Luca Morisi nel giorno di Pasqua.

La risposta di Salvini è stata piuttosto ambigua da questo punto di vista: «Quando farò il ministro della Cultura – dice – andrò alle rassegne cinematografiche. Se sono ministro dell’Interno mi occupo di quello che utilizzano le forze dell’ordine tutti i giorni».

Salvini su Mussolini e sulle cose buone

Tuttavia, l’elogio delle bonifiche fatte nell’agro Pontino è uno dei grandi miti da sfatare del fascismo: durante il Ventennio, infatti, non si è fatto altro che dare seguito a un processo che era iniziato già a fine Ottocento e che era stato ampiamente previsto anche dai governi precedenti del Regno d’Italia. Poteva esserci chiunque, insomma, a fare le bonifiche delle paludi. Stando a grandi stazioni e a grandi opere, è effettivamente impossibile negarle: ma il gusto architettonico di quegli anni non è proprio un ideale estetico di cui vantarsi.

Insomma, di fronte a delle opere marginali rispetto a un Ventennio di politica, di guerra e di discriminazioni razziali, ‘salvare’ qualcosa per non esprimere un giudizio non completamente negativo assomiglia molto a una legittimazione del fascismo e una sua riduzione alla normalità.

FOTO: ANSA/ALESSANDRO SCARPA