Roma nord, creare una casa-rifugio per donne vittime di violenza e sentirsi dire: «Via da qui, ci deprezzate le case»

La testimonianza arriva della presidentessa di Telefono Rosa per trovare nuove casi da adibire a rifugio per donne vittime di violenza

di Ilaria Roncone | 24/09/2020

Maria Gabriella Cernieri Moscatelli è presidentessa dell’associazione Telefono Rosa e, tra le altre cose, il suo lavoro comporta fare sopralluoghi negli edifici messi a disposizione dal Comune di Roma per scopi sociali. L’associazione, che si occupa di donne vittime di violenza, è alla continua ricerca di immobili da poter utilizzare come case rifugio Roma nord per le donne che ne hanno necessità. L’ultimo luogo in cui si è recata negli scorsi giorni è stata una palazzina in via Cassia. Qualche giorno prima la visita era stata fatta in un altro immobile destinato allo stesso scopo, stavolta ai parioli. Zone diverse ma classificabili entrambe come Roma nord, zone in cui – stando alla testimonianza della presidentessa della’associazione – la reazione di chi le abita è stata la medesima.

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Case rifugio Roma nord: «Via da qui, ci deprezzate le case»

Queste sarebbero le parole di alcuni abitanti dei palazzi vicino agli immobili messi al bando dal Comune di Roma per scopi sociali. Prima ai Parioli, poi sulla Cassia. Ecco alcune delle frasi riferite dalla Cernieri a Repubblica: «Noi, in quel palazzo, non le vogliamo: ci deprezzano il valore del bene», «non sia mai che un giorno i nostri figli dovessero trovarsi in classe con i bambini di quelle donne», «ci sono pure molti studi di professionisti in zona, ne risentirebbero anche loro». Non solo un problema per chi ci abita, dunque, ma anche per chi ci lavora poiché la zona – seguendo questi ragionamenti – diventerebbe meno altolocata ospitando donne che sono state vittima di violenza nella loro vita. Premettendo che nulla è ancora stato deciso e che queste parole sono state dette parlando di un’ipotesi, l’amarezza di chi dedica la vita a garantire un futuro migliore per gli altri è comprensibile.

«Non solo donne straniere, anche italiane»

Un commento che, se possibile, rende la situazione ancor più riprovevole ma che non sorprende. «Quando vengono aperte case rifugio in zone in cui ci sono case di pregio succede anche questo. Per i condòmini, le donne sono considerate una scocciatura. Per chi pensa agli affari, la causa di un possibile deprezzamento del bene. È una questione culturale e di mentalità, pensano che non facciano parte del loro mondo», in sostanza. E per chi ha dedicato 33 anni della propria vita a combattere le conseguenze della violenza di genere «Sentire offendere persone che già in passato sono state trattate male, è un dispiacere enorme. Ai Parioli, poi, è un continuo».

Ai Parioli prima sostegno, poi minacce di denuncia

Racconta anche dell’episodio ai Parioli, risalente ormai a qualche mese fa: «È accaduto già a febbraio scorso, infatti, con la casa rifugio in zona Parioli, che i condòmini e i residenti manifestassero il loro disappunto sulle “nuove arrivate”», ha raccontato la presidentessa. «I primi mesi abbiamo avuto un sostegno ma i primi di settembre la situazione è precipitata nuovamente: una domenica mattina mi sono sentita dire davanti la casa “lei, qui, dà fastidio”, “la denunciamo”. Tutto questo perché le donne stendono i panni sul prospetto. La trovo una cosa assurda», ha affermato, specificando che non solo ci sono italiane tra quelle persone ma anche «donne educate, istruite e con bimbi piccoli. Uno di loro ha sei mesi, che colpe ha lui? Qual è il suo futuro?».