Ritrovarsi nel Lavoro: La Visione di Sonia Gentile tra Psicologia, Consapevolezza e Futuro

Federica Basili 4 Mar 2026
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Il mercato del lavoro è sempre più fluido, veloce e imprevedibile: orientarsi professionalmente non è solo una questione di competenze o strategie: è un percorso profondamente umano. Sonia Gentile, psicologa del lavoro e consulente in orientamento e sviluppo professionale, ha trasformato il suo vissuto personale in una missione: aiutare le persone a riscoprire la propria direzione attraverso consapevolezza, identità e piccoli passi concreti.
 

  In che modo quell’esperienza personale ha influenzato il tuo modo di fare orientamento oggi? 

Un’esperienza personae che esemplifica tutto è la scelta dell’Università. Sono andata contro i miei genitori che avrebbero preferito per me un altro percorso ma il voler prendere posizione e voler scegliere cosa mi piaceva mi ha insegnato che l’orientamento non è solo una questione di “scelte giuste”, ma di identità. Quando vivi in prima persona incertezza, dubbi, magari anche frustrazione, capisci che dietro ogni decisione professionale c’è un mondo emotivo. Oggi non lavoro solo sui CV o sugli obiettivi, ma sulla consapevolezza: chi sei, cosa ti muove, cosa stai evitando e cosa stai cercando davvero. 

  Qual è stato il momento in cui hai capito che volevi spostarti dal “selezionare talenti” al “svilupparli”? 

Quando mi sono resa conto che mi interessava molto di più capire cosa blocca una persona rispetto a valutare se fosse adatta a un ruolo. Nella selezione osservi; nello sviluppo accompagni. E io volevo stare dalla parte della crescita, non del filtro.
L’idea di poter aiutare gli altri a dare una svolta alla propria carriera con i loro tempi e alle loro regole (piuttosto che quelle aziendale) era un qualcosa che mi accendeva e mi accende tutt’ora. 

 Quali sono oggi le principali fragilità psicologiche che emergono nel lavoro, soprattutto tra giovani e professionisti in transizione? 

  Vedo da una parte tantissima paura di non essere abbastanza e dall’altra il desiderio di veder subito il risultato. Sia nei giovani che nei professionisti in transizione.
Ed è in virtù di questo che c’è la difficoltà a tollerare l’incertezza: vogliamo certezze immediate in un mondo che è fluido. E infine c’è un grande tema di identità: molte persone si definiscono attraverso il lavoro (io per prima) e quando questo vacilla, vacillano anche loro ed è qui che intervengo io e li supporto nella comprensione che ci si può lavorare. 

  Quanto pesa la cultura aziendale sul benessere psicologico delle persone? E quali segnali indicano che un contesto non è sano? 

  Pesa moltissimo.
Una cultura ambigua, poco trasparente o centrata solo sulla performance genera ansia cronica.
I segnali di un contesto non sano? Comunicazione indiretta, feedback assenti o solo negativi, promesse non mantenute, confini poco chiari, e una normalizzazione del sovraccarico. 

  

Quali sono gli strumenti più efficaci per aiutare una persona a “ritrovare la bussola” professionale? 

Tre cose: 

  1. Bilancio realistico delle competenze. 
  1. Chiarezza sui valori, interessi e predisposizioni e non solo sugli obiettivi. 
  1. Micro-azioni concrete.
    La chiarezza non arriva pensando all’infinito: arriva facendo piccoli passi. 

  Qual è la prima cosa che fai per riportare chiarezza in chi non sa più che strada prendere? 

Inizio sempre con una domanda semplice: “Cosa non vuoi più?” o “Cosa ti piace e cosa non ti piace?”.  Da lì costruiamo. 

   Quali sono gli errori più frequenti che le persone commettono quando cercano lavoro o vogliono cambiare carriera? 

Cercare approvazione invece che allineamento.
Mandare candidature senza strategia.
Aspettare di sentirsi pronti al 100%.
E soprattutto: delegare agli altri la responsabilità della propria direzione. 

  Perché è così difficile orientarsi senza una guida? E quando è il momento di chiedere aiuto? 

Perché siamo immersi nel nostro stesso rumore mentale. Una guida non decide per te, ma ti restituisce una prospettiva che da solo non riesci a vedere e vi assicuro che anche chi fa questo di mestiere quando si trova in questi momenti CHIEDE AIUTO!  

Il momento di chiedere aiuto arriva quando senti che stai rimuginando sempre sugli stessi pensieri senza muoverti ed è lì che bisogna comprendere che per uscire da quella situazione magari hai proprio bisogno di uno sguardo nuovo, ma non quello dell’amico ma di qualcuno competente che ti aiuti a metter ordine e a strutturare una strategia 

  Quanto contano le emozioni nelle scelte professionali? E come si gestisce la paura del cambiamento? 

  Contano moltissimo.
Le scelte sono sempre emotive, poi le razionalizziamo.
La paura del cambiamento si gestisce normalizzandola e ridimensionando il rischio: non serve un salto nel vuoto, basta un passo misurato. 

Quello che infatti dico sempre è ragioniamo nel breve, medio e lungo termine, proprio per ridimensionare l’affanno! 

  Quali strategie psicologiche consigli per affrontare questi sentimenti? 

La prima cosa è smettere di combattere le emozioni e iniziare ad ascoltarle. La paura non è un nemico, è un segnale di cambiamento. 

Aiuto le persone a fare tre cose: dare un nome preciso a ciò che provano, distinguere tra rischio reale e rischio immaginato, e fare piccoli passi concreti che rafforzano l’autoefficacia. 

La fiducia non arriva prima di agire: arriva dopo. E il coraggio non è assenza di paura, ma capacità di muoversi anche con la paura accanto. 

 Quali differenze noti tra i bisogni delle persone e quelli delle organizzazioni? E come si possono far dialogare meglio? 

  

Le persone cercano senso, stabilità e riconoscimento, basti pensare alla teoria della piramide dei bisogni di Maslow per capire i bisogni delle persone. 

Le organizzazioni cercano performance e adattabilità. 

Il dialogo nasce quando si smette di trattare le persone come risorse e si inizia a considerarle persone dotate di bisogno specifici che non devono solo dare ma anche ricevere. 

  Come si riconosce un talento? E come si coltiva in azienda? 

Posso essere la voce fuori dal coro!? A parer mio molto più che il talento è importante la perseveranza e la grinta! Perché puoi pur aver un talento ma se non coltivato viene quasi sprecato. 

Detto questo un talento non è solo ciò che sai fare bene ma ciò che ti viene naturale, che ti dà energia e che produce valore per gli altri.
In azienda si coltiva con feedback, spazio di sperimentazione e fiducia. 

  Quanto conta oggi la reputazione digitale nella ricerca di lavoro? 

Tantissimo. Oggi il tuo profilo online è parte del tuo curriculum. Non serve essere influencer, ma coerenti e credibili sì. E’ per questo che in consulenza cerco sempre di far capire l’importanza del proprio personal Brand! 

  Quali sono gli elementi chiave di un buon personal brand? 

Chiarezza, coerenza e posizionamento.
Deve essere chiaro cosa fai, per chi lo fai e perché dovrebbero scegliere te! 

Qual è il primo passo concreto che una persona può fare già domani per avvicinarsi a una carriera più soddisfacente? 

Scrivere tre cose: 

  1. Cosa ti dà energia. 
  1. Cosa ti drena. 
  1. Cosa stai rimandando per paura.
    Da lì si parte e si costruisce! 

  Che ruolo ha l’errore nella crescita professionale? E come si impara a non temerlo? 

Fondamentale.
Chi non sbaglia non cresce, ma chi non integra l’errore non evolve. L’errore va analizzato, non evitato. 

  Qual è la tua visione a medio-lungo termine? Dove immagini che il tuo lavoro possa evolvere nei prossimi anni? 

Il mio sogno? Creare programmi strutturati nelle scuole e nelle Università, dei programmi che siano riconosciuti, che diano valore e che soprattutto aiutino davvero le persone. 

A me piacerebbe integrare sempre di più formazione, psicologia e strumenti digitali. Rendere l’orientamento accessibile e strutturato, non solo reattivo, ed è per questo che faccio tanta divulgazione sui social; spero che con i contenuti gratuiti le persone possano trovarne giovamento. 

  Quali sono le ambizioni che senti più tue oggi: più formazione, più divulgazione, più consulenza, o la creazione di nuovi servizi digitali? 

  Mi vedo molto nella formazione in azienda, scuola e Università e al tempo stesso nelle consulenze individuali! Se potessi scegliere 50 e 50! Sono entrambe attività e modi attraverso cui sento davvero di aiutare gli altri ed esprimere tutta me stessa 

  In che modo i canali digitali stanno contribuendo al tuo lavoro? E quali opportunità di monetizzazione stai già esplorando o vorresti sviluppare? 

Sono uno strumento di educazione e di impatto. Permettono di fare prevenzione psicologica sul lavoro. E per me sono il mezzo attraverso cui riesco a farmi conoscere e poter aiutare davvero le persone con il mio lavoro! 

Ti immagini creare prodotti digitali tuoi? Se sì, quali temi ti piacerebbe portare online per renderli accessibili a più persone? 

  In realtà qualche mese fa ho lanciato alcuni prodotti digitali: 

  • 2 corsi gratuiti tramite Newsletter, uno su “5passi per trovare lavoro” e l’altro sul “come affrontare il post laurea 
  • 3 Guide pratiche e con anche riflessioni psicologiche su come strutturare un CV, prepararsi al colloquio e ottimizzare il proprio profilo LinkedIn, 

  

Ti piacerebbe trasformare questa community in uno spazio più strutturato, come una membership o un gruppo dedicato? 

  

Si mi piacerebbe crescere insieme alla mia community e magari creare anche dei momenti di formazione per loro, è un progetto a cui sto lavorando e spero presto che venga alla luce.  

Quali servizi digitali pensi diventeranno indispensabili nei prossimi anni per chi vuole orientarsi o reinventarsi professionalmente? 

  

Percorsi guidati strutturati, toolkit pratici, supporto ibrido (video + sessioni live), e strumenti di auto-valutazione psicologica applicata al lavoro; io ho già iniziato a lavorare su tutto questo! 

 Si apre la strada a un nuovo modo di accompagnare le persone nel lavoro: più accessibile, più profondo, più trasformativo. Un invito a costruire, passo dopo passo, una carriera che abbia senso, energia e futuro.