Reggio Calabria, arresti legati alla ‘ndrangheta: tra loro anche politici ed imprenditori

31/07/2019 di Gaia Mellone

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Diciassette persone ritenute affiliate o vicine al casato mafioso dei Libri di Reggio Calabria, sono state arrestate questa notte dalla Squadra mobile. Tra le persone finite in manette ci sono imprenditori e politici.

Reggio Calabria, arresti legati alla ‘ndrangheta: tra loro anche politici ed imprenditori

Sfruttando il grande bacino di possibili voti, il casato dei Libri si è avvicinato a esponenti politici di entrambi gli schieramenti, sfruttando anche la voce di diversi imprenditori con interessi nella zona e non solo. Così facendo è stato avvicinato Alessandro Nicolò, ex capogruppo di Forza Italia e ora capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, scelto dal clan come proprio candidato alle regionali del 2014. In cambio di voti e favori, l’aspirante consigliere aveva elargito posti di lavoro, appoggi e consensi per gli appalti. Stando a quanto rilevato dai magistrati della procura antimafia di Reggio Calabria Stefano Musolino e Walter Ignazzitto, la carriera politica di Nicolo era gestita interamente dal clan della ‘ndrangheta.

Coinvolto anche Sebastiano Romeo, capogruppo del Partito Democratico all’interno del consiglio regionale, finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione di un funzionario  della Corte d’appello di Reggio Calabria e maresciallo della Guardia di Finanza, Francesco Romeo, il quale aveva spinto per l’assunzione di una persona in una impresa locale legata al mondo dei trasporti e delle autolinee. In cambio, aveva promesso di rivelare informazioni protette dal segreto istruttorio su diversi procedimenti penali.

Resta invece soltanto indagato ma non soggetto a misure cautelari Demetrio Naccari Carlizzi, ex consigliere regionale del Partito Democratico e cognato del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. Secondo gli investigatori, Carlizzi avrebbe sviluppato un accordo «stabile, solido e proficuo» con i membri del clan durante le elezioni comunali e regionali «chiedendo per sé e per i candidati indicati i voti raccolti dai rappresentanti di ‘ndrangheta».

 

(credits immagine di copertina: Foto della fiancata di un’auto della Polizia di Stato da archivio Ansa)

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