Quelli che vogliono divorziare per ottenere il reddito di cittadinanza

24/01/2019 di Redazione

Si tratta di uno dei trucchi più vecchi nella storia dei contributi previdenziali. Per ottenere assistenza, molto spesso si fanno dichiarazioni false che permettono di accedere ad alcuni benefici previsti dallo Stato. Il Corriere della Sera la definirebbe «l’Italietta che si arrangia». E, ovviamente, prevede che possa farlo anche in occasione della presentazione delle domande per ottenere il reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza, il caso dei finti divorzi e dei cambi di residenza

Domande la cui presentazione scade il prossimo 6 marzo. I Caf, nel frattempo, sono in pieno lavoro febbrile. E stanno ricevendo anche alcune richieste la cui quantità risulta essere decisamente anomala. Cosa succede se divorzio per finta o se cambio la mia residenza? Ce la faccio a rientrare nei parametri del reddito di cittadinanza?

A Savona, rileva il Corriere della Sera, si sono già registrati 1839 richieste di cambio di residenza, all’interno della stessa città. Circostanza decisamente anomala, per un comune che supera a malapena i 60mila abitanti. La testata di via Solferino prova a spiegare questo dato. Nel caso di divorzio, per ottenere il reddito di cittadinanza, bisogna trasferire la propria residenza. Il decreto, infatti, prevede che i coniugi separati o divorziati che vivono sotto lo stesso tetto non hanno diritto al reddito. Diverso il caso per chi va a vivere a un altro indirizzo. Sempre nel comune di Savona, in un caso su quattro di accertamento del trasferimento della residenza, i vigili urbani non hanno avuto risposta. E per un centinaio di casi è scattato un esposto alla Procura della Repubblica.

Reddito di cittadinanza, cosa rischi se divorzi per finta?

Si divorzia e si dimezza l’Isee, per cercare di restare nella soglia massima prevista dal decreto sul reddito di cittadinanza: 9.360 euro. Ma questo trucco – anche se può funzionare all’inizio – potrebbe comportare una pena piuttosto salata. Luigi Di Maio ha affermato di voler fare la guerra ai ‘divanisti’. Per questo motivo, insomma, è stata prevista una sanzione – per chi rilascia dichiarazioni mendaci – da due a sei anni di reclusione. Vale davvero la pena, per ottenere un reddito la cui quantificazione mensile ancora non è perfettamente chiara, rischiare la galera?

FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

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