Reddito di cittadinanza, spunta l’obbligo di accettare un lavoro se lo stipendio sarà almeno di 858 euro

di Enzo Boldi | 22/02/2019

Reddito di cittadinanza, il salario minimo
  • Un emendamento al decretone ha inserito il tetto minimo sopra il quale scatterà l'obbligo di accettare un lavoro

  • Sopra gli 858 euro, un percettore del reddito di cittadinanza non potrà dire di no all'offerta

  • Si tenta di correggere anche l'aspetto legato alla privacy dopo le richieste del Garante

Quota 858. Con un emendamento al decretone – approvato dalla Commissione Lavoro al Senato – che contiene anche il provvedimento per il reddito di cittadinanza, il Movimento 5 Stelle ha inserito la soglia minima di salario per cui non sarà possibile rifiutare un offerta di lavoro. La cifra è stata calcolata basandosi sul 10% (inteso come surplus) rispetto ai 780 euro che lo Stato verserebbe a chi ne farà richiesta e ne saranno verificati i vari requisiti. Ovviamente il riferimento è alla quota massima percepibile da un cittadino single, come già indicato in fase di presentazione da Luigi Di Maio.

Nel testo dell’emendamento al decretone con il reddito di cittadinanza, infatti, si parla specificatamente di congruità dell’offerta che non può essere rifiutata, pena la cancellazione dalla platea dei destinatari del provvedimento tanti caro al Movimento Cinque Stelle. E il salario minimo non declinabile deve essere «superiore di almeno il 10 per cento del beneficio massimo fruibile da un solo individuo, inclusivo della componente ad integrazione del reddito dei nuclei residenti in abitazioni in locazione».

Il reddito di cittadinanza e le offerte che non si possono rifiutare

Oltre alle offerte di lavoro che non si possono rifiutare, arrivano altre novità rispetto al reddito di cittadinanza. Si era parlato dei problemi di privacy relativi ai percettori, ma con un altro emendamento sembra esser stata superata anche questa questione. Lo Stato, infatti, non avrà più l’acceso alle singole spese effettuate da ogni cittadino, ma potrà verificare solamente gli importi complessivamente spesi e prelevati.  La norma recepisce le obiezioni del Garante della privacy, che dovrà essere sentito dal ministero per la scrittura del decreto che disciplinerà il monitoraggio.

Lunedì il voto al Senato

I vari emendamenti – nove in totale – sono finiti al vaglio della Commissione Lavoro al Senato, prima di redigere il testo definitivo del decretone che dovrebbe arrivare tra gli scranni di Palazzo Madama lunedì prossimo. Da lì ci sarà il voto per l’approvazione sia per quel che riguarda il reddito di cittadinanza che per l’altro provvedimento inserito nel pentolone: quota 100.

(foto di copertina: ANSA/ANGELO CARCONI)