Il ragazzo che si era addormentato sul materassino è stato ritrovato in Calabria, non in Sicilia

di Gaia Mellone | 21/08/2019

Il ragazzo che si era addormentato sul materassino è stato ritrovato in Calabria, non in Sicilia
  • Il naufrago inconsapevole per sei ore a bordo di un materassino

  • Inizialmente sembrava fosse arrivato fino alle coste della Sicilia, ma è sempre rimasto in Calabria

  • «Stavo morendo di freddo»

Sembrava una storia su cui si poteva ridere grazie al lieto fine. La notizia del giovane che si era addormentato sul suo materassino in una località balneare in Calabria e si era svegliato in Sicilia sembrava appena uscita da Lercio.it. Il giovane ha attirato su di sé attenzione e ironia, fortunatamente permesse dall’esito non tragico di una situazione che sarebbe stata estremamente pericolosa. Ma la storia non è andata proprio così: Luigi Vazzana infatti, naufrago inconsapevole, non è mai arrivato in Sicilia.

Il ragazzo che si era addormentato sul materassino è stato ritrovato in Calabria, non in Sicilia

Una penichella sul materassino in acqua, magari per prendere anche meglio il sole, poi il risveglio traumatico. La storia di Luigi Vazzana, 28 anni, è meno divertente di come era stata dipinta all’inizio. Lui infatti se la prende con i soccorritori, che ci hanno messo 6 ore prima di ritrovarlo. «Il materassino era bucato» ha raccontato, spiegando di non aver avuto possibilità di tornare indietro, «e stavo morendo di freddo». Il ragazzo è stato ritrovato un’ora dopo la mezzanotte vicino agli scogli sotto il Castello Ruffo, vicino Scilla, e non nei pressi di Messina come era stato raccontato in un primo momento. Al Corriere il giovane uomo racconta che si era tuffato in mare portandosi dietro il materassino, sopra il quale si era sdraiato a pancia in su. «Forse, ho avuto un colpo di sole, insomma sono svenuto. Mi sono svegliato dopo circa venti minuti che ero già distante dalla riva. Ho cercato di girarmi ma, nel farlo, ho notato che il materassino si era bucato» spiega infatti, anche se la sua ricostruzione non sarebbe del tutto convincente. Il ragazzo afferma infatti di essere entrato in acqua intorno alle 18,30 e di aver perso conoscenza per poco, al massimo una ventina di minuto. Eppure gli amici hanno lanciato l’allarme solo alle 19:15, facendo mobilitare 4 mezzi della  Capitaneria di porto di Reggio Calabria che si sono messi subito alla sua ricerca. Addirittura da Catania si è alzato un elicottero: se il ragazzo avesse effettivamente attraversato lo stretto di Messina si sarebbe trovato in una situazione estremamente pericolosa, e non c’era né da scherzare né da sottovalutare. Anche la zona di Scilla era stata battuta con grande attenzione, eppure di Luigi nessuna traccia per sei ore, nelle quale confessa di aver temuto per la sua vita. Non tanto per il timore di annegare quanto di morire per ipotermia. «Sentivo il corpo ghiacciato, i denti battevano da soli. Ho persino vomitato» ha infatti detto a Il Corriere della Sera, dichiarando anche di non essersi perso d’animo: «Dicevo: domattina mi ritroveranno e intanto, per non pensare, guardavo dal mare i fuochi pirotecnici per i festeggiamenti in onore di San Rocco, protettore di Scilla»

(credits immagine di copertina:immagine generica Pixabay License)

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