Raffaele Sollecito: «Io e Amanda siamo stati trattati come mafiosi»

di Enzo Boldi | 25/01/2019

Raffaele Sollecito
  • La Corte europea dei Diritti umani sanziona l’Italia: violato il diritto alla difesa di Amanda Knox

  • Torna a parlare Raffaele Sollecito, indagato insieme alla studentessa americane per l'omicidio di Meredith

  • «Stati trattati come mafiosi. Gli investigatori si sono innamorati di una teoria irreale»

Giovedì Amanda Konx ha vinto la sua battaglia contro l’Italia per la violazione dei diritti della difesa durante l’interrogatorio del 6 novembre 2007, in merito alle indagini sull’omicidio di Meredith Kercher. La Corte Europei per i Diritti dell’Uomo si è espressa favorevolmente rispetto alla richiesta della studentessa americana e lo Stato italiano dovrà pagarle 18400 euro per quelle violazioni. Un fatto su cui si è esposto anche Raffaele Sollecito, suo ex fidanzato e co-imputato nel processo per l’omicidio della giovane studentessa inglese nella villetta di Perugia.

«Nel mio caso non ci fu violenza in termini fisici – ha raccontato Raffaele Sollecito all’AdnKronos -, ma ho sempre sottolineato la violenza psicologica insensata: siamo stati più di dieci ore di notte in Questura, tenuti come dei mafiosi che cercavano di sfuggire alle loro responsabilità. In realtà stavano facendo un buco nell’acqua. Dimostrare che ci siano stati maltrattamenti in Questura è difficile. Io su questo non posso dire niente, quando fui interrogato Amanda era lontana da me». In questo momento, l’ingegnere si trova in Francia dove lavora da diverso tempo dopo l’assoluzione della Corte di Cassazione, ma le ferite per quel lungo processo lo hanno segnato.

Raffaele Sollecito: «Io e Amanda siamo stati trattati come mafiosi»

«Amanda è stata spaventata da investigatori che non hanno saputo fare il loro dovere e che si sono innamorati di una teoria che non aveva riscontri nella realtà – ha spiegato Raffaele Sollecito -. Ora, però, sono contento perché finalmente si mette un punto fermo su anni e anni in cui ho dovuto subire sia il giudizio dei magistrati sia quello mediatico e di conseguenza popolare. Molti mi colpevolizzavano dicendo che ‘difendevo’ un’assassina calcolatrice e senza scrupoli.  un’assassina calcolatrice e senza scrupoli.Tutti mi hanno dipinto come una persona soggiogata da questa sorta di ‘vedova nera’, ma era solo una costruzione della stampa».

Ora vive e lavora in Francia, lontano dal clamore mediatico italiano

Ora la vita di Raffaele Sollecito e Amanda Knox si sono separate, ma i due continuano a sentirsi di tanto in tanto. «Ormai le mie immagini non vanno in onda molto spesso, neppure in Italia mi riconoscono spesso per strada – spiega l’ingegnere – Quando ho a che fare con le persone, c’è chi ha seguito di più il processo ed è più empatico e chi continua ad avere dubbi e pregiudizi. Con Amanda ci parliamo e sentiamo per messaggio».

(foto di copertina: ANSA/ONORATI – CROCCHIONI)