Se sei positivo a un test sierologico privato, in Lombardia il tampone te lo devi pagare da privato

di Redazione | 15/05/2020

Giulio Gallera
  • Le parole dell'assessore al Welfare Giulio Gallera sui tamponi in Lombardia

  • Se ci si sottopone a un test sierologico privato e si risulta positivi, il tampone non può gravare sul sistema sanitario

  • Una beffa per tutte quelle persone che aspettano di poter tornare al lavoro in sicurezza

Lo hanno ripetuto come se fosse un mantra in questi ultimi giorni. La ripresa delle attività economiche dopo il coronavirus potrà essere efficace soltanto se accompagnata da un numero soddisfacente di tamponi, da una mappatura del contagio molto dettagliata e dal rispetto delle regole del distanziamento sociale. In Lombardia, al momento – nonostante siamo ormai alla vigilia della riapertura del 18 maggio – i primi due presupposti almeno sembrano ancora carenti. E a testimoniarlo è anche la spiegazione dell’assessore al Welfare Giulio Gallera in merito ai test sierologici a pagamento e il loro rapporto con i tamponi in Lombardia.

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Tamponi in Lombardia pagati da privati se positivi a un test sierologico

In questi giorni, diverse persone che erano state messe in lista d’attesa per il tampone in Lombardia hanno provveduto a valutare il proprio stato di salute con un test sierologico a pagamento. Che, il più delle volte, è risultato essere positivo, dal momento che le persone che in Lombardia hanno avuto il coronavirus ma non sono entrate nelle stime ufficiali della protezione civile sono un numero spropositato.

Ma cosa succede per queste persone risultate positive e che, magari, dovranno tornare al lavoro e dovranno farlo in sicurezza, garantendo ai propri datori sul loro stato di salute? La soluzione più semplice sarebbe quella di effettuare un tampone. Che, però, a quanto pare, sarà un costo non sostenuto dal sistema sanitario nazionale: «Il test sul singolo cittadino in forma autonoma non è utile e genera false aspettative – ha affermato l’assessore Giulio  Gallera – e per questo abbiamo previsto che sia possibile effettuarlo all’interno di una determinata comunità (es. aziende, Enti, ecc), ma chi lo propone deve occuparsi di tutto: acquisire i test sierologici, trovare il laboratorio che li processi, spiegare al cittadino che il test è volontario, reperire i tamponi a cui sottoporre la persona qualora questa dovesse risultare positiva al test. L’esecuzione del tampone non dovrà gravare sulle priorità della sanità pubblica».

Quindi le aziende dovranno fare i tamponi ai loro dipendenti risultati positivi a un test sierologico, la stessa cosa gli enti. E il sistema sanitario regionale che, in questi mesi ha dimostrato di essere vulnerabile, non verrà coinvolto in questo processo. Bisognerà spiegarlo per bene ai cittadini, che proprio in questi giorni hanno saputo che l’ospedale in Fiera a Milano, pubblicizzato dalla regione Lombardia come la mossa più efficace contro il coronavirus e costato 25 milioni di euro, ha ospitato in tutto soltanto 27 pazienti.