L’anno bellissimo: il Pil cala dello 0,1% su base annua

di Enzo Boldi | 30/08/2019

Pil

Sarà un anno bellissimo, diceva. Mentre sono in corso le consultazioni parlamentari per la formazione di un nuovo governo – che dovrebbe avere i colori giallo e rosso – i dati che arrivano dall’economia non fanno ben sperare per il futuro dell’Italia. L’Istat, infatti, dopo aver certificato il calo dell’occupazione (con contestuale aumento della disoccupazione) nel mese di luglio, ha confermato la stagnazione del nostro Paese. Il Pil, anche nel secondo trimestre del 2019, risulta in calo dello 0,1%. Un risultato al limite della recessione, come da timori europei di inizio anno.

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«Prosegue ormai da cinque trimestri la fase di stagnazione, che caratterizza l’economia italiana a partire dal secondo trimestre del 2018»,  scrive l’Istat nel suo rapporto sulla situazione del Pil nostrano nel secondi trimestre del 2019. Su base annua, infatti, il prodotto interno loro risulta in calo dello 0,1%, mentre tra aprile, maggio e giugno è in stagnazione. Numeri che non lasciano ben sperare e che confermano i timori già mostrati nei mesi scorsi dall’Ocse e dall’Unione Europea.

Il Pil ancora in calo nel secondo trimestre

«Alla stagnazione dell’attività ha corrisposto una battuta d’arresto della dinamica congiunturale dell’input di lavoro: le ore lavorate sono diminuite dello 0,1%», prosegue l’Istat nel suo rapporto sul Pil del secondo trimestre. E a trascinare verso il basso il trend (che difficilmente risalirà nei restanti due trimestri del 2019) sono i dati che riguardano l’agricoltura e l’industria, due fiori all’occhiello – fino a qualche decennio fa – dell’economia italiana. Numeri positivi, ma che non rendono meno amara la situazione, arrivano dai servizi: il +0,1%, però, nulla può contro il -1,2 e -0,4% degli altri settori trainanti dell’economia italiana.

Il rapporto Istat e l’anno bellissimo

«Dal lato della domanda interna, il contributo positivo degli investimenti è compensato da un nuovo apporto negativo delle scorte, mentre i consumi forniscono una spinta nulla – spiega ancora l’Istat -. Sul versante estero importazioni ed esportazioni registrano tassi di incremento molto simili, con un contributo anch’esso nullo. Alla stagnazione dell’attività ha corrisposto una battuta d’arresto della dinamica congiunturale dell’input di lavoro: le ore lavorate sono diminuite dello 0,1%».

(foto di copertina: ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

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