Pietro, torna: il portale che ha scommesso sul futuro lavorativo dell’Italia

“In Italia c’è il futuro che cerchi.” Non è uno slogan ottimista a caso: è la scommessa concreta su cui è stato costruito Pietrotorna.it. In un Paese dove il dibattito sulla fuga dei cervelli è costante — e spesso sconfortante — questo portale ha scelto di raccontare un’altra storia. Quella delle startup e scaleup italiane che crescono, innovano e cercano talenti. E quella dei professionisti italiani all’estero che vorrebbero tornare, ma non sanno da dove cominciare.
Qual è la mission principale di Pietrotorna.it nel panorama dei portali dedicati al lavoro? La mission di Pietrotorna è di mostrare ai talenti italiani (a partire da quelli che lavorano all’estero, ma non solo!) che lavorare e vivere in Italia non solo è possibile ma è anche auspicabile. Lo facciamo raccontando le aziende italiane ambiziose che stanno crescendo e hanno bisogno delle giuste competenze, e mettendole in contatto con i profili della nostra community. Il nostro focus non è sulla quantità di offerte pubblicate o di application, ma sulla qualità del matching.
Quali obiettivi vi siete posti per migliorare l’incontro tra domanda e offerta? L’obiettivo principale è ridurre la distanza, spesso culturale oltre che geografica, tra aziende italiane innovative e professionisti di talento, spesso con background internazionale o che lavorano all’estero, tramite un racconto fresco e senza fronzoli delle opportunità più interessanti che queste offrono. Molte nuove aziende, startup e scaleup italiane oggi crescono velocemente ma non hanno tempo o strumenti per raccontarsi in modo efficace. Allo stesso tempo, esiste una larga fetta di professionisti (italiani all’estero che stanno valutando un rientro, ma anche tanti già in Italia, spesso con background internazionale) che fatica a individuare aziende stimolanti nel Paese e spesso volge lo sguardo altrove. Pietrotorna nasce proprio per colmare questo gap: raccontare aziende italiane ambiziose e facilitare l’incontro con talenti con le giuste skill.
A chi si rivolge principalmente il portale: giovani, professionisti, aziende, tutti?
Ci rivolgiamo a due categorie:
- B2B: startup escaleupche stanno crescendo e hanno bisogno di competenze qualificate per scalare il proprio team
- B2C: professionisti italianimid/senior che:
- a) lavorano all’estero e desiderano rientrare,
- b) sono rientrati in Italia,
- c) hanno lavorato in aziende internazionali o in startup/scaleupIl nostro target non è chi deve fare il primo ingresso nel mercato del lavoro, ma professionisti con esperienza e competenze maturate in contesti internazionali o in startup/scaleup.
Quali sono i bisogni più frequenti che riscontrate tra i vostri utenti?
Tra i professionisti italiani all’estero emerge spesso un bisogno molto chiaro: esistono in Italia aziende davvero interessanti in cui lavorare? E a che condizioni? La narrativa offerta dai media tradizionali e anche dai new media è purtroppo spesso focalizzata sugli aspetti negativi del lavorare in Italia, ma chi ha vissuto o vive all’estero sa che spesso non è tutto oro ciò che luccica. E guarda con attenzione al nostro racconto di progetti ambiziosi, responsabilità e contesti professionali stimolanti – specialmente perché è veritiero e garantito dal Pietro Score, un punteggio che indica la bontà come employer delle aziende con le quali scegliamo di lavorare. Dal lato delle aziende invece il bisogno principale è trovare competenze difficili da reperire sul mercato locale, soprattutto in ambito tech, sales e GTM. Anche riuscire ad attrarre profili con esperienza internazionale o in startup/scaleup è un tema.
Quali sono le funzionalità principali che offrite a chi cerca lavoro?
- Offerte di lavoro presso aziende selezionate, filtrabili anche per RAL (il nostro filtro “offerte con RAL >50K” è ormai un nostro carattere distintivo);
- Pagine aziendali raccontate da noi, in modo sintetico ma dando rilievo a ciò che conta veramente per chi sta esplorando nuove opportunità;
- Una community (riservata solo a quella parte dei profili del nostro database che vive o ha vissuto e lavorato all’estero) gratuita dove confrontarsi, consigliarsi e incontrarsi secondo un approccio “peer to peer”,
- Un servizio di career coaching pensato per chi vuole fare un pivot di carriera, mettere mano al proprio CV o non sa come orientarsi rispetto al suo prossimo step professionale.
E quali strumenti mettete a disposizione delle aziende che cercano personale?
- Una membership che per ora include la stesura della pagina aziendale, la pubblicazione delle offerte di lavoro in piattaforma, la menzione sui social e sulla nostra newsletter (open rate >75%), proattivazione della community tramite un sistema di matching intelligente guidato dall’AI per incrociare i CV con le posizioni aperte, articoli in cobranding, webinar;
- Progetti di consulenza lato employer branding, comunicazione LinkedIn, personal branding per CEO/founder, employee advocacy;
- Matching diretto con i profili ricercati.
In cosa Pietrotorna.it si differenzia dagli altri portali di job searching? Pietrotorna non è solo un portale di annunci ma un progetto nato con il desiderio di raccontare le opportunità del lavorare e del vivere in Italia, specialmente per chi vive lontano. Abbiamo molte realtà innovative ed eccellenti a cui però manca il tempo o gli strumenti per spiegare cosa fanno, come lavorano e perché potrebbero essere interessanti anche per talenti internazionali. Vogliamo aiutarle a rendere visibili queste storie e a farle arrivare al pubblico giusto. Inoltre Pietrotorna è fortemente community-based: seppur abbia iniziato presto ad attrarre anche ottimi profili privi di esperienza internazionale, la sua community core è composta da professionisti italiani all’estero che hanno manifestato un interesse concreto a tornare in Italia e già rientrati, che si incontrano, si confrontano e dialogano quotidianamente sui nostri canali.
Qual è l’aspetto del vostro servizio di cui siete più orgogliosi? Sicuramente la parte di community
Come sta crescendo il portale in termini di utenti, offerte pubblicate o aziende registrate? La nostra crescita è costante e continua, sia in termini di utenti che di aziende clienti. In 12 mesi di attività abbiamo aiutato più di 20 aziende e il nostro pool è di +2500 profili. Anche la crescita sui social è andata di pari passo, con circa +1000 follower al mese su LinkedIn, tutti in organico e senza nessuna pubblicità.
Avete qualche dato o risultato significativo che potete condividere?
Certamente:
- C’è la storia di una ragazza tornata dall’Olanda, dove lavorava per Amazon, per lavorare nell’e-commerce di un’azienda innovativa di Treviso che aveva quel ruolo aperto da mesi, con gravi ricadute in termini di bottom line. E quella del nuovo CFO di una startup di compravendita digitale B2B, tornato grazie a noi dagli Stati Uniti proprio per questa opportunità.
- Possiamo condividere anche il supporto che stiamo dando a una nota, startup che vuole rivoluzionare il mondo del procurement nel loro piano di assunzioni (25 persone in 12 mesi): abbiamo già contribuito con due assunzioni,di cui un mid con esperienza in startup a Monaco di Baviera e un manager con background in azienda SaaS internazionale.
- Lato employer branding, ci piace citare il caso di un’azienda tech di 200 dipendenti e un brand poco conosciuto nel mercato dei talenti. Abbiamo portato 150+ candidature in organico dalla nostra piattaforma e garantito già un’assunzione in ambito Data Scientist (profilo PhD ed esperienze negli Stati Uniti), con -50% di costi rispetto al modello head hunting solito. Insomma, siamo nati da poco ma abbiamo già molti casi di cui parlare.. e tanti altri sono ancora riservati, ma speriamo di poterli rendere pubblici presto.
Quali sono le principali difficoltà nel creare un portale dedicato al lavoro oggi?
Il mercato dei portali di lavoro è estremamente affollato e dominato da grandi piattaforme. La vera sfida oggi non è pubblicare più annunci, ma creare connessioni rilevanti tra persone e aziende, riducendo il rumore e aumentando la qualità degli incontri professionali. Per questo Pietro ha scelto un posizionamento molto specifico, community-based e con aziende selezionate, invece di puntare sulla quantità.
Come affrontate la concorrenza dei grandi player del settore? Non cerchiamo di competere direttamente con i grandi portali di recruiting. Lavoriamo invece su una nicchia molto precisa. Lato aziende, sono le startup, scaleup e le PMI innovative. Lato utenti, i professionisti italiani con background internazionale. In questo senso il progetto si posiziona più come ponte tra una community di professionisti e l’ecosistema delle aziende innovative italiane, non come una piattaforma generalista di job posting o di matching.
Che tipo di feedback ricevete da chi utilizza il portale? Posto che i primi mesi sono stati di pura validazione e che siamo in una fase in cui i cambiamenti sono all’ordine del giorno, i feedback lato utenti al momento sono davvero entusiasti, specialmente per i filtri alle job e i racconti delle aziende. La community internazionale apprezza anche molto le storie di rientro e la parte di interazione con gli altri membri, perché si sentono davvero parte di una realtà fatta di persone like-minded a cui poter fare affidamento. Come punto di miglioramento, vorrebbero avere più ruoli non-tech: noi facciamo del nostro meglio, ma le aziende al momento ci contattano maggiormente per questo tipo di posizioni. Ci auguriamo però che presto potremmo offrire anche opportunità in altri ambiti. Le aziende invece adorano la qualità dei candidati che gli portiamo, la nostra flessibilità e agilità e la narrazione che sappiamo fare di loro.
In che modo questi feedback influenzano gli aggiornamenti? Siamo sempre in ascolto e cerchiamo di implementare i cambiamenti molto velocemente. L’agilità e la capacità di customizzazione sono nostre caratteristiche distintive.
Avete partnership con aziende, enti di formazione o istituzioni? Non abbiamo ancora un programma di partnership strutturato ma supportiamo realtà e progetti affini alla nostra mission. Penso ad esempio al caso di IPN – Italian Professional Network con cui collaboriamo, La Tornanza con cui abbiamo organizzato un webinar sul tornare al Sud Italia che ha riscosso molto successo, o al contributo che abbiamo dato a chEuropa per una ricerca sugli italiani all’estero poi confluita nell’ultimo report del CNEL.
Quanto è importante per voi creare una rete attorno al progetto? E’ un tema centrale, sia lato utenti sia lato aziende. Pietrotorna nasce e cresce proprio grazie alla rete di professionisti e alle aziende che stanno costruendo progetti ambiziosi in Italia. Il referral da ambo le parti, in questo senso, è vitale. Il fatto che stia succedendo in modo organico e naturale, è segno che ci stiamo muovendo in uno spazio in cui qualcosa effettivamente mancava.
Come immaginate Pietrotorna.it nei prossimi anni? L’obiettivo è continuare a far crescere la community e il numero di aziende italiane innovative che scelgono di raccontarsi e cercare professionisti attraverso la piattaforma. Nel tempo vogliamo diventare uno dei punti di riferimento per l’employability dei talenti italiani, facilitando sempre di più l’incontro tra competenze internazionali e aziende che stanno costruendo il futuro dell’economia italiana.
Quali nuove funzionalità o servizi vorreste introdurre per migliorare l’esperienza degli utenti? Ci piacerebbe migliorare l’esperienza degli utenti B2C, ingrandendo la community e facilitando l’incontro fra aziende e talenti.
Pietrotorna ha scelto di puntare su una nicchia precisa e quella nicchia si è rivelata più grande del previsto. In poco tempo il progetto ha già attirato l’attenzione dei media nazionali, ma la misura del successo, per chi ha costruito Pietrotorna, non si conta solo in clic o follower. Si conta nelle storie: di chi ha trovato il coraggio di tornare, di chi ha trovato la persona giusta per far crescere la propria azienda.