Aveva ragione Di Maio: infatti non sta governando con il «Partito di Bibbiano»

di Enzo Boldi | 14/01/2020

Partito di Bibbiano

Il pronunciamento della corte di Cassazione sull’ingiusta misura cautelare adottata nei confronti di Andrea Carletti (il divieto di dimora all’interno del comune che amministrava, dopo che i domiciliari erano già stati annullati dal Tribunale del Riesame), ha riportato in auge quel furente video in cui Luigi Di Maio, accusando in toto il Partito Democratico, aveva detto di «non voler avere nulla a che fare con il Partito di Bibbiano». Il sindaco del comune della Val d’Enza resta indagato per irregolarità sull’affidamento del servizio sociale, per aver concesso stanze del comune alla Onlus di Foti, ma le accuse infamanti – infondate fin dall’inizio e cavalcate, solamente, da una certa stampa che aveva deciso, coattamente, di cavalcare l’indignazione popolare non parlando mai solo di abuso d’ufficio – possono essere rispedite al mittente.

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E se adesso, per questione di opportunità, proseguono nel cavalcare la vicenda solamente la Lega e Fratelli d’Italia (in attesa che la magistratura verifichi tutti i fatti e faccia assumere le rispettive responsabilità alle 26 persone che restano indagate), occorre ricordare la campagna di fango gettata sul Partito Democratico da parte del Movimento 5 Stelle. Tutti ne parlarono, tutti accusarono Andrea Carletti di far parte di quella agghiacciante macchina che giocava (a scopo di lucro) sulla pelle dei bambini. E Di Maio, leader dei pentastellati, si produsse in questo video.

Di Maio aveva ragione

«Non voglio avere nulla a che fare con il Partito di Bibbiano» e altri strafalcioni vari. Perché se il caso degli affidamenti illeciti esiste – e la magistratura, con i suoi tempi, prenderà provvedimenti -, il coinvolgimento attivo del Partito Democratico non è mai stato confermato da nessuna fonte. Il sindaco Carletti, infatti, è sempre stato accusato di abuso d’ufficio per aver concesso le stanze del comune alla Onlus di Foti (vera indagata in tutto questo marasma generale). E il primo cittadino, come unico rappresentate politico coinvolto nella vicenda, dovrà rispondere di questo. Non dei metodi utilizzati dagli psico-terapeuti né degli affidamenti ritenuti illeciti.

Il Partito di Bibbiano, che non esiste

Era un gioco politico, si sa. Il Movimento 5 Stelle era ancora alleato della Lega ed era il momento di prendere la mira e seguire il compagno di viaggio contro il Partito Democratico. Poi la magia: finisce il patto con la Lega e il M5S mette da parte le accuse e si allea col Partito di Bibbiano. Anzi no. Perché quella creatura elettoralmente mitologica non è mai esistita. Quindi, alla fine, aveva ragione Luigi Di Maio che, infatti, non sta avendo nulla a che fare con il Partito di Bibbiano.

(foto di copertina: frame da video Facebook di Luigi Di Maio)

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