Palma Campania, per aprire un negozio devi avere l’A2 d’italiano e non puoi scrivere insegne in altre lingue

di Gianmichele Laino | 19/02/2019

Palma Campania

Parte tutto da una delibera di giunta, esattamente la numero 14 del 31 gennaio 2019. Si tratta di indirizzi per il corretto esercizio delle attività commericiali nel territorio di Palma Campania. Qualcuno ha già parlato di delibera sovranista. E in effetti qualcosa non torna. Aniello Donnarumma, il sindaco della cittadina in provincia di Napoli, infatti, si è lanciato in una sorta di crociata che ha principalmente nel mirino i tanti negozi bengalesi presenti sul territorio. E ha fatto approvare dalla sua giunta una delibera di indirizzo che stabilisce che gli esercizi commerciali di Palma Campania dovranno essere gestiti da un titolare che abbia conseguito almeno una certificazione A2 d’italiano.

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Palma Campania, la delibera che mette nel mirino i negozi ‘bangla’

Non solo: le insegne di questi stessi negozi dovranno essere anche espresse in lingua italiana, così come tutti gli avvisi pubblici. Fatta eccezione per quelle espressioni che – stando alla delibera – «sono ormai entrate nell’uso comune». Gli abitanti di Palma Campania che hanno commentato la vicenda sono convinti che questo aspetto della delibera miri proprio a colpire i negozianti bengalesi, le cui insegne sono scritte per la maggior parte nella loro lingua madre.

Ma il punto più controverso resta quello della certificazione A2. «Limitatamente ai cittadini extra-UE – si legge -, in aggiunta a quanto previsto dal presente comma (che illustra altri requisiti tecnici per l’apertura di una attività commericale, ndr), essere in possesso della certificazione di conoscenza della lingua italiana (Certificazione Italiano Generale – CELI di livello A2».

Palma Campania

Secondo una stima del comune, gli stranieri provenienti dal Bangladesh sono circa 3500 su una popolazione che supera di poco i 15mila abitanti. Sembrano proprio loro, particolarmente attivi nel settore commerciale, i destinatari di questa delibera. Anche perché – dal momento che si parla di cittadini extra-UE – non si capisce perché, ad esempio, un tedesco che dovesse aprire un negozio a Palma Campania non dovrebbe conoscere la lingua italiana al livello A2.

Dal comune fanno sapere che non si tratta assolutamente di una forma di discriminazione, dal momento che chi rispetta le regole non avrà problemi con la propria attività commericiale. Ma il provvedimento la dice lunga sull’importanza che, anche a livello locale, la politica attribuisce al motto «prima gli italiani».

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