Oltre il Cognome: identità, autonomia e fragile libertà nell’era digitale

Federica Basili 2 Mar 2026
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Quando la visibilità sembra tutto e l’identità è spesso un mosaico di profili, percezioni e proiezioni digitali, c’è chi vive la propria storia con un’eredità più ingombrante delle altre: un cognome che precede, anticipa, definisce.  

Ma cosa significa costruirsi un’espressione autentica quando il mondo ti guarda attraverso una lente che non hai scelto?
In questa conversazione con Alice de Andrè, attraversiamo il rapporto con il nome, l’esposizione sui social, la necessità di proteggere uno spazio interiore e l’importanza di trovare una voce che sia davvero propria — fragile, libera e non mediata. 

 

In un momento in cui molti hanno più identità, più profili, più possibilità di esprimersi, non c’è una contraddizione per chi porta un nome così radicato nella cultura italiana?  

Credo ci sia a prescindere. Dal momento in cui porti un cognome così fai pace un po’ con il fatto che incontrerai tante persone che faranno costanti paragoni, e che il tuo nome “Alice” arriverà sempre un po’ dopo De André. Bisogna trovare il modo di girare la cosa a proprio favore. C’è chi usa uno pseudonimo e chi invece usa altre strategie  

  Internet, e questi temi, non credi siano un po’ conservatori quando si affrontano vanità, identità e profondità umana?  

Non è che io ci abbia capito un granché, mi sembra che l’ algoritmo voglia farti rientrare in certi canoni in cui non si possono dire alcune parole o parlare di alcuni temi. Sta all’intelligenza della persona trovare il modo di fregare l’algoritmo e di essere libero di comunicare come meglio crede  

  Se dovessi spiegare una tua identità, forse anche velleitaria, come la vorresti?  

Mi piacerebbe essere riconosciuta come una persona autentica, una narratrice forse. Di sé e di quello che vede attorno. Attenta, irriverente e libera  

  Non vorresti diventare un’influencer autonoma dal nome che porti?  

Non mi interessa proprio diventare un’influencer. Penso già di lavorare in modo autonomo dal mio cognome, faccio tutt’altro mestiere. Questo non significa però che io debba privarmene, o non parlarne. Rimane la mia storia  

  Come reagisci quando la tua individualità viene messa in secondo piano?  

All’inizio fa male. Poi impari a riderci sopra. E infine capisci che il vero lavoro è continuare a fare quello che fai, anche quando non ti vedono subito 

  Ti è mai capitato di voler sparire dai social per recuperare uno spazio tuo?  

Spesso. I social sono una piazza rumorosa: ogni tanto serve tornare in casa, chiudere la porta e ascoltare il silenzio. 

  Oppure hai trovato un modo per convivere con questa esposizione senza che ti consumi? 

Sto imparando. Metto dei confini. Non tutto è contenuto. Alcune cose devono restare mie 

  Parliamo di autonomia: quali sono i progetti, le passioni o le battaglie che senti davvero tue?  

Il teatro con ragazzi neurodivergenti, la scrittura, la ricerca di una voce personale. 

  Cosa vorresti che le persone vedessero prima del cognome?  

Il mio sguardo sul mondo. Il mio modo di raccontare, anche le mie fragilità  

  Il digitale può essere tossico ma anche comunità. Hai trovato ambienti online che ti fanno sentire vista per chi sei?  

Sì. Persone che scrivono messaggi lunghi, sinceri. Che non chiedono foto o canzoni, ma raccontano pezzi della loro vita. Che si affezionano a te e poi nella vita vera ti seguono, aldilà dello schermo. A teatro ad esempio. È lì che capisco che vale la pena restare. 

  Cosa ti sorprende positivamente della tua esperienza?  

Sono tante cose, la risposta dei ragazzi che seguo in Fondazione un futuro per l’asperger, che vedo crescere, maturare e rafforzarsi. La risposta del pubblico quando viene a vedere i miei spettacoli. La gentilezza in generale, che ultimamente è sempre più rara  

  Passiamo a un tema più leggero ma non meno profondo: i tuoi cani.  Che ruolo hanno nella tua vita? 

Ruolo fondamentale, insostituibile. Sono la mia casa  

  

Cosa ti restituisce il rapporto con loro che il mondo digitale non riesce a darti? L’amore incondizionato, l’assenza di giudizio. La purezza  

  C’è un episodio che ti ha insegnato qualcosa su di te?  

Quando sono triste e loro lo sentono, a seconda di come sto capiscono se è il momento di farmi ridere o di semplicemente stare.  

  Un momento che ti ha fatto ridere o ti ha riportata a terra?  

Mi fanno ridere quotidianamente. Sono due opposti. Uno è un po’ goffo, fobico, serafico e l’altro invece è un pazzo scriteriato, iperattivo. Forse il mio momento preferito è quando vengono a svegliarmi al mattino e si accoccolano nel letto con me  

  Se potessi dare un consiglio a chi vive un’identità intermediata da un’eredità ingombrante? 

Non cercare di essere all’altezza. Cerca di essere vero. 

  Cosa hai imparato su come proteggere il proprio spazio interiore? 

Non leggere commenti che hanno il solo ed unico scopo di feriti e non sentire il bisogno di giustificarti con tutti. Non devi  

  E per chi ti segue online: cosa vorresti capissero di te, una volta per tutte? 

Che non sono un’estensione di qualcun altro. Sono una persona che prova a raccontarsi. 

  

Qual è il messaggio che ti farebbe sentire finalmente rappresentata?  

“Mi interessa quello che pensi” 

 Tra desiderio di autenticità e il peso delle aspettative, emergono una consapevolezza e una forza nuove: l’identità non è mai un’eredità da portare come condanna, ma un terreno su cui costruire, scegliere e rifiutare ciò che non appartiene più.