Le Olimpiadi di Roma bocciate dal meccanico, dal fruttivendolo e dall’edicolante di Di Battista

di Redazione | 25/06/2019

Olimpiadi Roma
  • Alessandro Di Battista spiega nel suo libro come nacque la decisione di rinunciare alle Olimpiadi di Roma

  • La riunione nell'officina del suo meccanico di fiducia

  • Le argomentazioni con cui si decise di rinunciare al progetto

La riedizione in chiave 2.0 dei quattro amici al bar decise le sorti politiche delle olimpiadi di Roma 2024. Lo ha raccontato Alessandro Di Battista nel suo libro Meglio liberi, che sta facendo tanto discutere (soprattutto in seno al Movimento 5 Stelle) negli ultimi giorni. Secondo l’attivista del Movimento 5 Stelle, la decisione di schierarsi apertamente contro il grande evento fu presa in una ‘riunione politica’ nell’officina di Massimo, il meccanico di Di Battista.

Olimpiadi Roma, la decisione di Di Battista

«Io ero estremamente contrario, ma non ero sicuro che i romani la pensassero come me – ha scritto Di Battista -. In quei giorni mi domandavo se fare un referendum cittadino e proporlo durante le due settimane precedenti il ballottaggio non fosse una soluzione più morbida rispetto a un ‘no’ secco. Decisi di telefonare a Massimo, il mio meccanico, e gli chiesi di radunare un pò di amici perché, gli dissi scherzando (ma neppure troppo), ‘dovevamo prendere una decisione politica’».

Per questo motivo, ha raccontato Di Battista, il meccanico aveva invitato un po’ di persone a parlare con l’esponente del Movimento 5 Stelle. Erano il fruttivendolo, l’edicolante, un paio di parenti del meccanico e un pensionato. Ecco le anime che, con la loro opinione, hanno convinto definitivamente Di Battista dell’inopportunità delle Olimpiadi 2024 a Roma.

Olimpiadi Roma, le argomentazioni degli amici di Di Battista

In quei giorni si stava portando avanti la campagna elettorale per il ballottaggio tra il M5S di Virginia Raggi e il Partito Democratico di Roberto Giachetti. In seguito, il Movimento bocciò la candidatura di Roma a città olimpica nell’estate successiva rispetto all’elezone del nuovo consiglio comunale. Ma tutto partì da quella riunione in officina. Le argomentazioni addotte dai consiglieri di Di Battista, stando a quanto riportato nel libro, avevano questo tenore: «Ma quali Olimpiadi con 15 miliardi di debiti? Ma siete matti? Abbiamo altre priorità. Come no? E a chi le facciamo fare? A Montezemolo, Malagò e Caltagirone?». E così non se ne fece nulla.

FOTO: ANSA/GIORGIO ONORATI