“Non siamo pezzi, da ritoccare; siamo interi da svelare”. Consapevolezza estetica secondo Valentina Coccia

Si chiama Valentina Coccia, “lacoccia” su Ig: ha fondato una community, BWSTW, fondata sui principi in cui tutte noi nel profondo, crediamo già o almeno vorremmo.
Principi essenziali, veri, giusti, ma a cui difficilmente riusciamo a dare forma nel quotidiano. Valentina questi principi li ha messi a terra, ha conferito loro una forma, un colore, una attitudine.
Valentina ha ascoltato quell’antico desiderio che appartiene un po’ a tutte noi, quello di far parte di una voce corale le cui corde vocali sono condivise e suonano all’unisono anche se con tonalità differenti.
Oggi questa community esiste e sì, è proprio per tutte.
Hai lasciato il marketing di lusso in Procter & Gamble per diventare mamma, poi personal shopper, poi fondatrice di un movimento dedicato alle donne. Quando hai capito che il percorso “ordinario” non faceva per te?
L’altro ieri. J È un modo scherzoso per dire che certi “disegni” si capiscono molto dopo aver iniziato a tracciare il percorso. Si uniscono i puntini, si prende consapevolezza, a quel punto si direziona l’andamento. Ma all’inizio tutto arriva vestito da imprevisto, frustrazione, fallimento, cambio di rotta, inadeguatezza. Ho passato tutta la mia vita “giovane” a credere a una versione di me che adesso, a riguardarla, mi sembra più il patchwork delle aspettative degli altri e di un sacco di stereotipi e proiezioni. Solo che io faccio COCCIA di cognome e se mi metto a fare una cosa la faccio fino in fondo, fino a che non la sento perfetta. Insomma, l’universo mi ha dovuto mandare un licenziamento perché io accogliessi l’inizio della favola della vera me.
Scrivi testi per adulti e bambini, sei sceneggiatrice teatrale, speaker, formatrice. C’è un filo rosso che tiene insieme tutto questo, o ogni progetto è una vita separata?
Me lo sono chiesto ripetutamente, in momenti topici della vita: ma tu, cara Vale, alla fine, chi sei? Che fai? Tu, che ci metti su Linkedin? La risposta è stata sempre chiaramente “filo rosso”. Lo ha detto meravigliosamente un mio amico una volta: mi fa, a Va’, tu sei la donna che condisce le cose. Scovo le storie dentro la realtà, cerco le parole per dirle, professo la bellezza, venero il femminile selvaggio che tocco dentro agli altri. Chiaramente chi se ne frega di LinkedIn.
Roma ti ha plasmata o tu hai cercato di plasmare Roma?
Roma è la mia amante. Tra amanti ci si plasma a vicenda. Giusta distanza per non rovinare tutto con la convivenza forzata — vivo verso il mare, una vita meravigliosamente ai confini, in un quartiere paesotto come tutti i quartieri di Roma — e incontri erotici pieni di passione, un amore smodato che non sazio mai. Roma è infinita, è sciancata e inafferrabile, sciatta e decadente, stanca e con le rughe, ma quando ti guarda negli occhi… sei finito, sei suo per sempre. Ma come si può?! Mi emoziono solo a rispondere: una città con l’amore dentro il nome. Non so, mi viene da piangere. Sicuramente caput mundi, la capitale del mio mondo. Poi mi sento tanto italiana, e tanto del sud — del sud in senso lato (anche se mia madre ha origini, effettivamente, lucane) — del sud del mondo. Ecco: romana in primis, un sacco italiana, molto meridionale state of mind. E poi quando viaggio però, vado per ghiacciai… boh, sarà la perimenopausa.
Nel 2014 fai il salto da personal shopper a fondatrice di BWSTW. Cosa ti ha fatto capire che le donne non avevano bisogno di essere “corrette”, ma liberate?
Il totale stato di disagio e mortificazione dal quale sono passata io a “essere corretta”. Ero nella mia fase mamma-mucca, arrivare a docciarsi era l’achievement più prezioso di una giornata, insomma non esattamente il mio picco Sex and the City. Provare sulla pelle quel senso di inadeguatezza di fronte alle regole dell’immagine mi ha paralizzata. Sono stata quasi un anno con questo attestato da personal shopper nel cassetto a dirmi: ma, davvero, la bellezza deve essere questa cosa qua? Poi una mattina ho sognato Fedor.
Il nome è preso da Dostoevskij. Quanto c’è di filosofico e quanto di pratico nel progetto?
La filosofia è pratica di vita. La Bellezza credo veramente che sia l’unica via di salvezza per l’umanità. È la promessa di divino che portiamo in noi, nascosta nella perfezione della natura, dell’arte, della matematica. I bambini sanno per istinto cosa è bello, lo riconoscono, sorridono. Quando ci sentiamo belli ci sentiamo invincibili, tiriamo fuori il meglio di noi e non ci viene più voglia di fare del male. Se non è magia questa. L’estetica nasce come ramo della conoscenza che indaga su ciò che percepiamo con i sensi e sul valore attribuito al bello. In questo senso credo sia etica pura, morale naturale: se cercassimo tutti il bello, il male idiota non esisterebbe.
Consapevolezza estetica non è un concetto immediato. Come lo spieghi a chi non ti conosce, in trenta secondi?
Usare tutti gli strumenti del sapere sull’immagine non per cercare di raggiungere la perfezione, ma per costruire la narrazione libera e gioiosa di noi nel mondo. Non siamo pezzi, culi, tette, zigomi, da ritoccare. Siamo interi da svelare.
Da San Giovanni a Teduccio a Favara, da un istituto scolastico a un bando MIBAC sull’emancipazione femminile al Sud: come scegli dove portare BWSTW? C’è un criterio di urgenza o è l’intuito?
È la vita che succede. BWSTW è nato come esperienza dedicata alle donne, ma all’inizio sono partita dalle mie amiche, dai regali per addio al nubilato, dalle consulenze private. Poi è arrivata la prima collaborazione con Fraparentesi, per proporre contenuti di consapevolezza estetica oncologica alle donne in trattamento o in remissione. E lì mi si è acceso il fuoco dei progetti sociali: parlare di bellezza come esperienza riqualificante dove l’identità e l’amor proprio è offeso da un tumore, una violenza, un disturbo alimentare, una cultura invalidante e patriarcale.
Sono stata fortunata: le opportunità sono apparse sul cammino sempre come domande bisognose di risposta.
Hai lavorato con donne che affrontano la patologia oncologica, attraverso Fraparentesi. Cosa cambia quando la bellezza diventa strumento di sopravvivenza e non solo di piacere?
Come per tante cose, vivere in una condizione in cui bisogna aggrapparsi per restare vivi, sé stessi, vitali, porta in sé anche una forma di elezione esclusiva. Un’epifania, la famosa luce. Vorrei non dovesse essere così per la Bellezza, vorrei non dovesse essere così per la vita. Valorizzarle quando le perdiamo. Ma l’Universo porta una saggezza molto più grande della mia capacità di comprendere.
La storia di Bonaria Manca, l’artista-pastora di Tuscania, ti ha spinto a una campagna di crowdfunding. Perché quella storia in particolare?
Questa resta una domanda ancora insoluta per me. Bonaria mi ha chiamata con una forza incontenibile: mi sono arresa, mi sono data, con tutta la mia creatività e passione. C’è qualcosa di radicalmente rivoluzionario, e selvaggio, e potente, e maestoso nella sua vita. Alzarsi e fare “ciò che è in me”, mandando tutto il resto in malora, senza alcun plauso, pubblico, like, lustrino o ricchezza. Questa donnina, a 90 anni, che non parlava italiano, leggeva le pietre, aveva visioni di divinità ancestrali e cantava alla luna. Una magnifica lupa che produceva bellezza e non aveva bisogno di altro. Non ho ancora chiuso il mio cerchio con Bonaria, sento di non averla capita tutta, di non aver dato e fatto tutto quello che potevo, di non aver ancora compreso appieno perché ci siamo incontrate, di non aver dato veramente un contributo. La incontrerò di nuovo, ne sono certa, e magari me lo spiegherà lei, leggendo tra i sassolini.
Avete costruito un videocorso che “valorizza la bellezza invece di correggerla”. Che resistenze incontri nelle donne quando proponi questa inversione di prospettiva?
Le donne, dai 12 anni ai 70, dell’occidente progredito, più o meno hanno tutte la stessa resistenza. Nessuna direbbe alla tizia nello specchio: sei bellissima. Nessuna. Bellissima è un’altra cosa, irraggiungibile. Quante battaglie ancora per vincere questa guerra culturale…
Il profilo Instagram di BWSTW conta oltre 2.000 follower ma 1.600 post: è un archivio di visione, non di numeri. Hai mai sentito la pressione di “crescere” a tutti i costi sui social?
Certo, la sento ancora — più che altro la pressione di far crescere il progetto, per cui da sempre nutro una predilezione sul canale “reale” più che “digitale”. Ma una cosa di Bonaria vive chiaramente ormai in tutto ciò che faccio e sono. Se non è in me, non funziona. Io riesco a far succedere solo ciò che è in me.
Cosa stai costruendo adesso che non hai ancora annunciato pubblicamente?
Io adesso ho iniziato a parlare in video e a far ridere. Non so neanche come e perché. Dove mi porterà questo, lo scopriremo forse alla prossima intervista.
Cosa ti fa ancora paura?
Cadere. Che i miei figli possano ammalarsi. L’Alzheimer.
C’è una donn, reale o immaginaria, che incarna perfettamente quello che intendi per “bellezza che salva”?
La donna che corre coi lupi.
Se potessi mandare un messaggio alla Valentina del 2011, l’ultima settimana in P&G, cosa le diresti?
Non avere paura. Diventa chi sei.
Ascoltare sè stessi per far uscire la reale essenza che portiamo dentro è forse una delle azioni più difficili e coraggiose che qualunque essere umano possa fare; BWSTW va esattamente in quella direzione: non insegna chi diventare, ma aiuta a riconoscere chi si è già.
Uno stimolo gentile e potente insieme, che non chiede perfezione chiede presenza.