‘Non siamo pesci’ manifesta a Montecitorio: «I migranti non sono oggetti» | VIDEO

di Enzo Boldi | 28/01/2019

  • I firmatari del manifesto Non siamo pesci si sono riuniti sotto Montecitorio

  • Molte le adesioni al grido di "Fateli scendere", riferendosi ai 47 migranti a bordo della Sea Watch

  • Luigi Manconi, uno dei volti illustri, spiega la necessità di tornare a essere umani

Si sono riuniti, lunedì pomeriggio, sotto Montecitorio i firmatari del manifesto Non siamo pesci, un documento a favore dell’accoglienza dei migranti e con un richiamo a quel senso di umanità che sembra essersi perso tra i mille slogan che invadono le bacheche dei social e i discorsi di alcuni politicanti. In molti sono accorsi davanti al Parlamento al grido di «fateli scendere», riferendosi ai 47 esseri umani a bordo della nave della Ong Sea Watch che da giorni è ferma a largo delle coste siciliane in attesa che qualche governo decida di aprire le proprie porte.

Tra i firmatari del documento Non siamo pesci, che ha raccolto le adesioni di diverse personalità della cultura e della politica italiana, c’è anche Luigi Manconi, ex senatore del Pd e da sempre in prima linea per le battaglie a favore dei migranti e di chi è in difficoltà. «Siamo qui per dire che le condizioni in cui si trovano quelle 47 persone e in cui si sono trovate nelle settimane e nei mesi precedenti e in cui si troveranno migliaia di persone nei mesi a venire non sono degne di persone umane».

 

Non siamo pesci, in piazza a favore dell’accoglienza

«Bisogna restituire a queste persone la loro dignità, il che significa saperli accoglierli e non respingerli e ancor prima non disprezzarli, perché oggi questo si sta facendo. Si sta mortificando la loro dignità li si sta riducendo a oggetti, li si sta trattando come merce elettorale – prosegue Luigi Manconi -. Si dimentica che le stragi nel mediterraneo vanno avanti da un quarto di secolo. Prima del naufragio 3 ottobre 2013, con 366 persone morte, già nel mediterraneo c’era una teoria quotidiana di morti».

Le ong in mare dopo la dismissione di Mare Nostrum

Dopo quella strage venne attivata l’Operazione Mare Nostrum, che andava in soccorso delle vittime del Mediterraneo. Missione che fu annullata dopo un anno. «Solo allora tra la fine del 2014 e il 2015, le Ong scesero in mare per porre rimedio a quella omissione di soccorso che il ritiro della missione Mare Nostrum e il ritiro delle altre navi che prestavano soccorso avevano avevano determinato. Le ong hanno tutelato i profughi e hanno salvato vite. Oggi il Mediterraneo è un deserto dove non c’è più nessun presidio umanitario. Le guardie costiere si sono ritirate, quella italiana ha fatto marcia indietro per obbedire a ordini politici ed è stato dato un grande ruolo a una presunta guardia costiera, che tale non è, quella della Libia costituita in parte da quelle stesse milizie che organizzano il traffico di esseri umani e che gestiscono i centri di detenzione dove si pretende che tornino coloro che da lì sono fuggiti e che noi vorremmo restituire alla Libia».

(foto di copertina e video: Gianmichele Laino / GIORNALETTISMO)