Nicolas Maduro ha dichiarato che Juan Guaidò dovrà «vedersela con la giustizia» al suo ritorno

di Gaia Mellone | 26/02/2019

  • Juan Guaidò si è recato al confine con la Colombia per aiutare il passaggio degli aiuti umanitari spediti dall'estero

  • Dopo il fallimento dell'operazione, il presidente ad interim autoproclamato si è recato a Bogotà per la riunione del Gruppo di Lima

  • Dal Venezuela Nicolas Maduro tuona: «Non aveva il permesso di viaggiare, al suo ritorno dovrà vedersela con la giustizia»

Nicolas Maduro durante un’intervista con la ABC news ha dichiarato che il suo oppositore Juan Guaidò dovrà affrontare la giustizia per aver violato il divieto di viaggiare che gli è stato imposto dalla corte suprema: «Deve rispettare le leggi» ha aggiunto Maduro. Quando gli è stato chiesto se avesse intenzione di ordinare l’arresto dell’oppositore, il presidente venezuelano ha risposto che «solo un tribunale può prendere una tale decisione».

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Nicolas Maduro contro Juan Guaidò: «Deve rispettare le leggi»

«Può andarsene e tornare» ha dichiarato il presidente venezuelano Nicolas Maduro ai microfoni della ABC parlando del suo oppositore Juan Guaidò, «ma dovrà affrontare il volto della giustizia perché la giustizia gli ha proibito di lasciare il paese. Deve rispettare le leggi».  Il leader dell’opposizione infatti è arrivato nella città di Cucuta, al confine con la Colombia il 22 febbraio, violando il divieto di viaggiare emesso dalla Corte Suprema nei suoi confronti. Juan Guaidò però aveva un motivo più che valido: era giunto al confine colombiano per dare una mano a far passare gli aiuti umanitari mandati dagli Stati Uniti e dagli altri paesi. Aiuti che il governo venezuelano si è rifiutato di accettare e anzi ha fermamente condannato e fermato. Dopo il fallimento legato agli aiuti umanitari, Guaidò è comunque rimasto in Colombia per prendere parte alla riunione del gruppo di Lima a Bogotà. Guaidò ha annunciato lunedì che intende ritornare in Venezuela questa settimana.

Juan Guaidò conferma l’appoggio del Gruppo di Lima a Bogotà

Proprio durante la riunione del Gruppo di Lima è arrivato l’ennesimo endorsement nei confronti di Juan Guaidò. I paesi aderenti infatti hanno deciso di ricorrere alla Corte Penale Internazione e al Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu affinché intervengano con urgenza in risposta alla «violenza criminale del regime di Nicolas Maduro contro la popolazione civile». Il presidente venezuelano è stato pubblicamente accusato di aver negato ai suoi cittadini «l’accesso all’assistenza internazionale» fatto che «costituisce un crimine contro l’umanità». Presente alla riunione anche il vice presidente Usa Mike Pence, che ha riportato al «voi presidente Guaidò un messaggio molto semplice del presidente Trump: siamo con voi al 100%». Gli Usa non sono soltanto stati tra i primi paesi a riconoscere come legittima la presa dell’esecutivo di Guaidò, ma hanno anche paventato un intervento militare spedito aiuti umanitari. Infine, il Dipartimento al Tesoro americano ha varato delle  sanzioni contro quattro governatori del Venezuela alleati di Nicolas Maduro, che sono stati accusati da Washington di aver contribuito a bloccare l’ingresso degli aiuti umanitari nel Paese.

Ad esprimere preoccupazione per gli atti commessi dal regime di Nicolas Maduro è anche Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, che si è rivolto alle Nazioni Unite. Una posizione ribadita anche dal ministro Damares Alves, responsabile per il dicastero Donne, famiglia e diritti umani, che di fronte al Consiglio per i diritti umani dell’Onu a Ginevra ha dichiarato che «non possiamo non esprimere la preoccupazione del governo brasiliano per le persistenti e gravi violazioni dei diritti umani commesse dal regime illegittimo del dittatore Nicolas Maduro». «Il Brasile fa appello alla comunità internazionale per unirsi allo sforzo per la liberazione del Venezuela» ha poi aggiunto Alves, esortando la comunità internazionale a «riconoscere il governo legittimo di Juan Guaidò e chiedere la fine delle violenze del regime contro la sua stessa popolazione».

(Credits immagine di copertina:  Photo: Boris Vergara/dpa)