La figuraccia di Trump con Nadia Murad: «Ti hanno dato il Nobel? E perché?»

«E per quale ragione ti hanno dato il Nobel?». Imbarazzo generale. Qualche secondo di silenzio. Poi Nadia Murad vince l’incredulità e risponde alla domanda postale da Donald Trump: «Perché dopo tutto quello che mi è successo, non mi sono arresa». Nadia Murad, per chi come il presidente Usa non lo sapesse, è una giovane attivista yazida per i diritti umani, insignita nel 2018 del premio Nobel per la pace (insieme al medico e attivista congolese Denis Mukwege) per aver denunciato le violenze inflitte dai miliziani dell’Isis a lei e a centinaia di altre donne yazida.

La figuraccia di Donald Trump durante un incontro ufficiale nello studio Ovale

L’ennesima figuraccia di Trump si è consumata nello studio Ovale a margine di un incontro organizzato dal Dipartimento di Stato con i sopravvissuti di diverse persecuzioni religiose. Tra questi vi era anche Nadia Murad, classe 1993, arrivata alla Casa Bianca per chiedere al presidente Usa di impegnarsi a porre termine alle violenze sulla minoranza yazida in Iraq, con un occhio di riguardo alle donne che dall’arrivo dell’Isis hanno subito indicibili violenze.

Murad aveva appena terminato di raccontare quel terribile giorno in cui le milizie dell’Isis, giunte nel villaggio di Kocho, nel Sinjar, nord dell’Iraq, abbiano distrutto in poche ore il mondo che fino ad allora aveva conosciuto. «Hanno ucciso mia madre e sei dei miei fratelli», racconta l’attivista. «Dove sono loro adesso?», la interrompe Trump. «Li hanno uccisi», ripete incredula Murad. Poco più tardi la domanda imbarazzante. «E quindi hai vinto il premio Nobel? E’ incredibile. Puoi spiegare per quale ragione ti hanno dato il Nobel», chiede il presidente Usa. Silenzio. «Perché non mi sono arresa, ho raccontato al mondo come l’Isis tenesse prigioniere centinaia di donne yazida», risponde Murad.

La storia di Nadia Murad e le infinite violenze subite dai miliziani dell’Isis

La commissione che determina l’assegnazione dei Nobel ha deciso di conferire il premio a Nadia Murad per il suo impegno contro l’uso della violenza sessuale come arma di guerra. La sua storia inizia nel 2014 quando, come detto in precedenza, le milizie dell’Isis arrivano nel suo villaggio. Nadia e la sua famiglia erano di religione yazida, un culto antico che mescola cristianesimo, zoroastrismo e islam. Un culto condannato dall’Isis. In poche ore i miliziano hanno ucciso tutti gli uomini che sono riusciti a trovare – inclusi, come detto sei dei fratelli di Nadia – e hanno rapito tutte le donne portandole nella loro roccaforte.

La ragazza, all’epoca appena ventenne, fu rinchiusa in una sorta di prigione con centinaia di altre donne che, come lei, furono ripetutamente violentate dagli uomini del califfato. Nadia però a un certo punto riesce a scappare: un miliziano si dimenticò di chiudere la cella in cui era rinchiusa. La giovane venne salvata da una famiglia islamica, che la mascherò, le diede dei documenti falsi e le permise di scappare dal Paese e chiedere asilo in Germania. Da allora Nadia Murad lavora attivamente affinché il mondo conosca l’incubo che lei e centinaia di altre donne hanno dovuto vivere

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