Carola Rackete fa quello che i politici in Italia non fanno: denunciare le minacce a Nello Scavo di un ex funzionario del governo di Malta

di Gianmichele Laino | 29/06/2020

minacce a Nello Scavo

Il lavoro che da mesi, ormai, sta portando avanti Nello Scavo sulle pagine di Avvenire ha una importanza che spesso, in Italia, viene sottovalutata. Nelle sue inchieste, infatti, mette in evidenza la responsabilità dei governi – nel triangolo Malta, Libia e Italia – in merito a quello che sta succedendo nel Mediterraneo: come reagiscono i vari stati ai naufragi, come avvengono le comunicazioni, come – spesso – alcuni alti funzionari arrivino a parlare direttamente con gli scafisti (qualche mese fa, svelò come Bija arrivò a parlare con funzionari del Viminale). Nelle ultime ore, ci sono state minacce a Nello Scavo da parte di un ex funzionario del governo maltese, praticamente nel silenzio generale.

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Minacce a Nello Scavo da un ex funzionario del governo di Malta

Su Twitter, Nello Scavo ha più volte chiesto conto ai membri del governo dell’isola della loro gestione dei naufraghi che si avvicinano alle loro coste partendo dalla Libia. La risposta che ha avuto, attraverso un tweet pubblico e visibile a tutti, da Neville Gafa’, ex direttore dell’ufficio del premier maltese, è inquietante: «Ferma i tuoi sporchi affari – ha scritto in un tweet – o noi fermeremo te».

Nel silenzio dell’opinione pubblica italiana – soltanto alcuni giornalisti e, recentemente, anche la scrittrice Michela Murgia hanno solidarizzato con Nello Scavo -, Carola Rackete si è inserita in questo dibattito, difendendo la libertà di stampa e, nella fattispecie, il lavoro del giornalista di Avvenire. Insomma, né più e né meno – visto il ruolo di colui che ha minacciato Nello Scavo – quello che avrebbe dovuto fare la politica italiana.

Minacce a Nello Scavo, la difesa di Carola Rackete

«L’ex direttore dell’ufficio del PM di Malta ha minacciato un giornalista italiano – ha scritto Carola Rackete -. Malta è infatti coinvolta in molti affari sporchi, come l’uso di pescherecci maltesi per riportare i rifugiati in Libia dalla zona di ricerca maltese, come esposto da Nello Scavo nei suoi articoli su Avvenire».

Un messaggio di supporto che arriva dalla capitana della Sea Watch che proprio l’anno scorso, in questo periodo, aveva riportato a Lampedusa i naufraghi a bordo della nave della ong tedesca, forzando il blocco delle autorità italiane. Un messaggio che sarebbe dovuto arrivare anche da altri settori della politica e delle istituzioni. Questi ultimi, invece, restano pericolosamente in silenzio: c’è il dramma dei migranti e ci sono le minacce per chi lo racconta. E pochi, pochissimi, che ne parlano.