Recuperati i 72 corpi dei migranti finiti in mare nel naufragio del 1 luglio

di Gaia Mellone | 12/07/2019

strage Mediterraneo
  • Il primo luglio il tragico naufragio del gommone con a bordo 86 persone, sopravvissute solo 3

  • Gli ultimi corpi restituiti dal mare tra Zarzis e l'isola di Djerba

  • Oim e Unhcr unite: «Ripresa dele operazioni di soccorso della flotta europea e liberazione dei migranti dai centri di detenzione libici»

Erano partiti dalla costa libica in più di 80, ma a sopravvivere sono stati soltanto tre migranti. Il terribile naufragio del primo luglio è andato esattamente come i superstiti lo avevano raccontato. Il recupero dei 72 corpi in mare spinge Unhcr e Oim a lanciare un altro appello all’Europa: «Tornate a salvare le vite in mare».

Recuperati i 72 corpi dei migranti finiti in mare nel naufragio del 1 luglio

Stando a quanto ricostruito dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni, a partire dalle coste libiche di Zwara in direzione Italia erano 86 persone, di cui solo 3 sono sopravvissute. Il gommone su cui erano a bordo infatti era naufragato al largo della costa tunisina all’altezza di Zarzis il 1 luglio. Il mare negli ultimi giorni ha continuato a restituire i corpi delle vittime, il bilancio dei cadaveri recuperati ad oggi è di 72, inclusi i 36 corpi rinvenuti oggi dalla Mezzaluna rossa tra Zarzis e l’isola di Djerba.

Un bilancio di morte terribile, che ha spinto le due agenzie delle Nazioni Unite, Oim e Unhcr, a lanciare un nuovo appello per riportare in mare la flotta europea per riprendere i soccorsi: «Esse dovrebbero poter riprendere a svolgere  questo compito vitale e si dovrebbe istituire con urgenza un meccanismo di sbarco temporaneo che consenta una condivisione di responsabilità a livello europeo» hanno dichiarato.

Oim e Unhcr: «Liberazione immediata dei migranti detenuti nei centri libici»

Affermazioni fatte nello stesso giorno in cui entrambe le agenzie hanno firmato una nota congiunta per chiedere la liberazione immediata dei «5.600 rifugiati e migranti attualmente detenuti nei diversi centri della Libia» invocando anche la rottura di qualsiasi accordo che possa sostenere la Guardia costiera libica a discapito delle libertà personali e inviolabili degli essere umani, che si tramuta con il riportare in Libia i migranti che cercano di scappare, condannandoli a vivere in un territorio segnato da guerra civile e continua violazione dei diritti umani. «Alle imbarcazioni commerciali non deve essere chiesto di ricondurre in Libia i passeggeri soccorsi. Qualunque forma di assistenza e responsabilità dovrebbe essere delegata agli organismi libici competenti solo a patto che nessuno possa essere detenuto arbitrariamente dopo essere stato soccorso e che le garanzie inerenti agli standard sui diritti umani siano rispettate» scrivono Unhcr e Oim nella nota.

(credits immagine di copertina: immagine gommone repertorio, FRANCO LANNINO/ANSA/DEF)