Meloni rilancia l’allarme «dell’esercito dei figli dei musulmani» e della fertilità delle donne islamiche

di Enzo Boldi | 11/09/2019

Meloni

Dopo le idee di blocco navale e chiusura dei porti, ecco che Giorgia Meloni prosegue la sua lotta contro quella che lei chiama ‘islamizzazione dell’Europa’. E ora se la prende anche con il tasso di natalità delle popolazioni musulmane che, nel giro di trent’anni, potrebbero addirittura portare a una moltiplicazione al raddoppio nella loro presenza nel Vecchio Continente. Tutto questo lo ha scritto la leader e presidente di Fratelli d’Italia nella sua prefazione ‘Rapporto annuale sull’islamizzazione in Europa’ i cui estratti sono stati pubblicati in esclusiva da Libero.

Nel suo testo di prefazione, Giorgia Meloni cita Michel Houellebecq e il suo romanzo ‘Sottomissione’. E riporta alcune sue parole sul futuro dell’Europa, rilanciando l’allarme di una cultura occidentale messa a rischio da oggi entro i prossimi 30 anni. Il tutto per colpa di una fertilità ben differente tra le popolazioni musulmane e quelle del Vecchio Continente. E proprio il numero di figli diventa l’argomento principale della tesi scritta dalla leader di Fratelli d’Italia.

Giorgia Meloni e la fecondità delle donne islamiche

«Una donna musulmana, qui in Europa, ha un tasso di fertilità superiore, il doppio, di quello di una donna non musulmana – scrive Giorgia Meloni facendo riferimento ai dati presenti nel ‘Rapporto annuale sull’islamizzazione in Europa’ -. Se i flussi migratori dei musulmani nel Vecchio Continente dovessero proseguire al ritmo di come li abbiamo conosciuti negli ultimi anni? Tra soli 30 anni gli islamici in Europa saranno più che raddoppiati». E questa cosa proprio non le piace, perché mette a rischio la permanenza delle radici cristiane dell’Europa.

L’allarme islamico

Un allarmismo che, dunque, si basa sui numeri e sulla fecondità delle donne musulmane che fanno più figli rispetto a quelle europee. E tutto ciò, secondo Giorgia Meloni, potrebbe portare a un +125% di cittadini islamici in Europa rispetto a quelli che sono già presenti nel Vecchio Continente.

(foto di copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)