Mattia Perin è convinto che sul coronavirus «tutto sia nato in laboratorio»

Il portiere del Genoa è stato uno dei primi contagiati nella sua squadra

di Redazione | 16/10/2020

Mattia Perin

Il Genoa è la squadra di Serie A che più di tutte ha pagato dazio al coronavirus. Tutto è iniziato con la positività di Mattia Perin, il primo tesserato di cui si è avuto il risultato. Era la settimana che ha preceduto Napoli-Genoa, con gli atleti del grifone che sono partiti per il capoluogo campano e che, successivamente, rientrati in Liguria si sono ritrovati positivi in gran numero: alla fine, tra calciatori e altri tesserati, ci sono stati 21 contagi. Adesso, però, per Perin – con il tampone positivo – l’incubo è finito.

Mattia Perin e la sua opinione sull’origine del coronavirus

Per questo motivo, si è concesso un’intervista al quotidiano La Repubblica, che ha evidenziato sia il pensiero dell’estremo difensore sulla sua personalissima quarantena, sia quello – più generico – sulla pandemia nel mondo. E, da questo punto di vista, Mattia Perin si è fatto un’idea che è in contrasto con le posizioni ufficiali della scienza: «Resto convinto – ha detto – che tutto sia nato in laboratorio e non dalla trasmissione animale».

Insomma, Mattia Perin è un sostenitore della teoria che collega i laboratori (il portiere del Genoa non specifica se il riferimento è a quelli di Wuhan o a quelli statunitensi in funzione anti-Cina) alla diffusione del contagio. Questa notizia viene diffusa, con queste due sfumature, soprattutto sui social network e su alcuni tipi di blog, mentre le indicazioni ufficiali – che si basano sul lavoro scientifico di diversi accademici nel mondo della sanità – parlano di una catena genomica del coronavirus perfettamente compatibile con la sua formazione naturale.

Mattia Perin crede che i negazionisti siano «gente senza coscienza»

Tuttavia, Mattia Perin non è affatto un negazionista – e come potrebbe esserlo, dal momento che ha sperimentato in prima persona cosa significasse essere positivo al coronavirus – e ha una bassissima opinione di questi ultimi: «Gente senza coscienza». E alla fine, ha tempo anche per i ringraziamenti: allo staff del Genoa e ai medici del San Martino di Genova, con Matteo Bassetti che gli avrebbe fatto da angelo custode.