Parla Mattia, il ‘paziente uno’: «La pandemia mi ha trasformato in un simbolo in Europa»

21/04/2020 di Enzo Boldi

La grande paura e il suo caso che ha fatto accendere la spia rossa dell’allarme. Dopo oltre due mesi dal suo ricovero – iniziato nell’ospedale di Codogno e conclusosi all’interno del San Matteo di Pavia – parla Mattia Maestri, il cosiddetto «paziente uno» italiano. Il 38enne è tornato a casa dove ad attenderlo c’era sua moglie Valentina e la piccola Giulia, nata 12 giorni fa. La lieta notizia della nascita della bambina ha fatto da contraltare a quella della morte del padre, vittima del Coronavirus.

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Il 38enne di Codogno ha raccontato la sua storia a Giampaolo Visetti de La Repubblica. Nella sua intervista, Mattia Maestri ha ripercorso le tappe del suo stato di salute, a partire da quel lunedì 17 febbraio, giorno in cui la febbre è iniziata a salire. L’uomo racconta di come i medici, inizialmente, gli avevano diagnosticato una leggera polmonite da curare con gli antibiotici. Il giorno dopo, il 18 febbraio, il ritorno in ospedale ma senza ricovero visto che i letti dell’ospedale di Codogno erano pieni. Ma le radiografie ai polmoni avevano messo in mostra una situazione già molto grave. Poi altri due giorni, con le condizioni che non accennavano a un miglioramento, fino alla presa di posizione dell’anestesista Annalisa Malara che lo fece sottoporre al tampone: Mattia, da quel momento, è diventato il paziente uno in Italia (e, forse, in Europa).

Mattia Maestri, parla il paziente uno di Codogno

«Ho perso conoscenza a Codogno pensando di avere una semplice polmonite e mi sono svegliato dopo venti giorni a Pavia, sopravvissuto a Covid-19. Ero anonimo, la pandemia mi ha trasformato in un simbolo in Europa – ha raccontato Mattia Maestri a La Repubblica -. La mia esperienza resta incredibile, ma più ancora lo è la quantità di storie invisibili che costantemente ci scorrono accanto: solo il caso, adesso lo so, sceglie quale assegnare ad ogni persona».

La giovane età e il campanello d’allarme

Mattia Maestri ha spiegato come sia stata proprio la sua giovane età a far accendere la spia rossa dell’allarme. Il 38enne di Codogno racconta che i medici, nella sua fase di convalescenza, hanno parlato di diversi casi di polmonite anomale già nel mese di gennaio. Ma si trattava di persone anziane e quindi la gravità delle loro condizioni di salute non è stata sottovalutata, ma non si è mai pensato di sottoporli al test Covid-19: «Io sono ancora giovane e sportivo, eppure ero in fin di vita. Questa anomalia ha permesso di trovarlo e la scoperta non ha salvato solo me. Da quel momento ha permesso di diagnosticare il virus in migliaia di persone. C’è stato il tempo di curare un sacco di gente, di capire perché in tanti stavano già morendo».

(foto di copertina: da profilo Facebook di Mattia Maestri)

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