Matteo Salvini twitta sulle regionali in Abruzzo e viola il silenzio elettorale

di Gaia Mellone | 10/02/2019

  • Matteo Salvini ha twittato nel giorno delle elezioni regionali in Abruzzo, violando il silenzio elettorale

  • La legge 4 aprile 1956 n. 212 impone che non venga fatta propaganda in tv, radio o attraverso comizi nel giorno della consultazione elettorale e immediatamente precedente

  • Le linee guida dell'Agcom approvate quest'anno auspicano il medesimo comportamento anche sui social network

Ci sono dei momenti in cui Matteo Salvini esagera sui social. Non dipende dalle opinioni politiche o dall’affetto per il vicepremier, ma dalle leggi e dalle consuetudini: come quando aveva diffuso notizie su twitter in merito ad un’operazione di polizia in corso, o quando ha dichiarato che in Italia comanda il Governo. Stavolta, il suo cinguettio entra in contrasto con la legge 4 aprile 1956 n. 212  e con il testo di autoregolamentazione approvato quest’anno dall’Agcom, che impone il silenzio elettorale a ridosso delle consultazioni,

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Matteo Salvini viola il silenzio elettorale invitando gli abruzzesi a mettere «una croce sul simbolo LEGA»

Oggi gli abruzzesi sono chiamati alle urne per le elezioni regionali. Il risvolto nazionale è evidente, ed è stato ampiamente ricordato dai due vicepremier in questi giorni: si tratta infatti della prima consultazione elettorale dall’insediamento del governo giallo verde guidato da Giuseppe Conte. La platea è ridotta certo,  all’incirca un milione e duecentomila persone, ma si tratta del primo test elettorale. Forse proprio per questo Matteo Salvini ha perso un attimo di vista le regole: stamattina all’alba aveva twittato «Oggi in Abruzzo, dalle 7 alle 23, vota Lega! #oggivotolega!. Un invito alle urne reso ancora più esplicito qualche ora dopo, quando il ministro dell’Interno ha twittato ancora «Io ce l’ho messa tutta! Oggi tocca a voi: dalle 7 alle 23, bastano 5 minuti del vostro tempo: una croce sul simbolo LEGA e vinciamo!».

https://twitter.com/matteosalvinimi/status/1094477440146198529?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1094477440146198529&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.huffingtonpost.it%2F2019%2F02%2F10%2Fabruzzesi-andate-a-votare-lega-salvini-viola-il-silenzio-elettorale-con-un-tweet_a_23665858%2F

Matteo Salvini ha violato la legge scrivendo sui social?

Invitare i suoi ad andare a votare non è di per sé un problema, anzi. Peccato che la legge 4 aprile 1956 n. 212 imponga il cosiddetto “silenzio elettorale“. In soldoni, stabilisce che nel giorno in cui si vota e in quello immediatamente precedente non sia permesso fare alcuna propaganda in televisione e radio o tenere comizi in luoghi aperti al pubblico, e che non si può fare propaganda elettorale nel raggio di 200 metri dai seggi. Il pensiero alla base di questa legge è che gli elettori debbano avere un po’ di tempo per riflettere sul voto da esprimere senza essere influenzati, presupponendo che nei tempi adatti sia stata ampiamente fatta  propaganda e informazione da parte dei partiti e dei leader politici. I tweet di oggi quindi sarebbero in contrasto. Vero è che non parliamo di radio/tv ma di social network, e che quindi il riferimento a tale legge può essere discutibile.  A questo proposito si può fare riferimento alle Linee guida per la parità di accesso alle piattaforme online durante la campagna elettorale per le elezioni politiche 2018 emesse dall‘Autorità per le garanzie nelle comunicazioni( Agcom) , dove al punto 5 si legge: «Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale”. La normativa vigente vieta di fatto ogni forma di propaganda elettorale (in tv e attraverso comizi pubblici) nel giorno del voto e in quello precedente. Sarebbe pertanto auspicabile che anche sulle piattaforme in questi due giorni fosse evitata, da parte dei soggetti politici, ogni forma di propaganda, per evitare di influenzare con pressioni indebite l’elettorato ancora indeciso».

I cinguettiii del leader del Carroccio non sono quindi illegali, ma sarebbe stato meglio evitare, anche stavolta.

(Credits immagine di copertina:  ANSA/ETTORE FERRARI)