Matteo Salvini torna da Lilli Gruber, senza fiori ma decisamente più agguerrito

di Gaia Mellone | 05/06/2019

  • Dopo le battute della scorsa puntata, stavolta di mazzi di fiori non si è parlato

  • Matteo Salvini si è mostrato a Otto e Mezzo particolarmente agguerrito sui temi europei

  • Salvini difende il made in Italy, ma rassicura che con Di Maio e Conte non ci sono problemi

A quasi un mese di distanza, Matteo Salvini e Lilli Gruber si reincontrano nella puntata di Otto e Mezzo. Ma di fiori, ancora nemmeno l’ombra, anzi, sembrano esserci solo spine. Del resto il vicepremier lo aveva anticipato durante il comizio a Foligno cui confermava di di non aver ancora mandato il cadeaux floreale alla giornalista, ma «glieli manderò». Eppure in puntata si è mostrato molto più aggressivo del solito, tanto che Lilli Gruber ad un certo punto lo minaccia di togliergli l’audio: «Faccia come vuole, ma non può togliere il diritto di voto agli italiani».

Salvini torna da Gruber, senza fiori ma pronto a parlare di Europa

Non parla dei fiori la giornalista Lilli Gruber, ma apre la puntata di Otto e mezzo parlando dell’intervento di Bruxelles. Matteo Salvini ha espresso «totale fiducia» nelle capacita trattative del premier Giuseppe Conte, sottolineando che è fondamentale cambiare il sistema, il «continente malato». Carta bianca al premier anche se, evidenzia Salvini, le ultime consultazioni elettorali hanno evidenziato un desiderio di cambio, una svolta. «Non vendo certezze, ma gli italiani domenica scorsa mi hanno dato un mandato» ha risposto Salvini a Massimo Franco che lo incalzava esprimendo i dubbi sulle intenzioni europee.

Ad ogni modo, per quanto riguarda il commissario europeo che spetta all’Italia Salvini dice che non sceglierà da solo «ci sono Di Maio e Conte» ma l’obbiettivo è scegliere «una persona che si ricordi che rappresenta un popolo come quello italiano che ha una storia, una cultura e una tradizione» e che sopratutto «merita ascolto e tutela». E sulle voci che darebbero Luca Zaia come uno dei più accreditarti, Salvini smentisce: «No, Zaia vuole portare a termine il lavoro, non si lasciano le cose a metà».

I rapporti con Di Maio e Conte

Il vicepremier Matteo Salvini ha rassicurato sui rapporti politici e umani con il presidente del consiglio Giuseppe Conte, che ha tenuto un «discorso positivo. Chiedeva il cambio di passo e da parte mia il cambio di passo c’è stato», e anche con il collega vicepremier Luigi Di Maio, con cui «ci vedremo nelle prossime ore, nei prossimi giorni». Salvini sottolinea che comunque «i problemi si risolvono anche al telefono», facendo riferimento alla chiacchierata pacificatrice seguita al discorso del premier. Ora però il motto è quello di tornare a lavorare ribadisce Salvini evitando la domanda trabocchetto di Gruber che gli ricordava il dettaglio del discorso di Conte che invitava a lavorare. La giornalista punzecchia il ministro sottintendendo che passi più tempo a fare campagna elettorale, ma «la campagna elettorale è finita» risponde Salvini. Peccato che, come evidenzia Gruber «lei sia in campagna elettorale»: «si per i ballottaggi». e si verifica un altro momento di silenzio imbarazzato.

 

Ma il vicepremier sembra non cascarci: non appena Conte «torna dal Vietnam – risponde – conto che si riunisca il consiglio dei ministri, perché il decreto sicurezza è pronto da settimane». E ribadisce che «non mi piace fare le cose a metà» e conta di far concludere la legislatura serenamente, e che non ha nessuna intenzione di «staccare la spina».

Magistrati ribelli e magistrati romani

A poche ore dalla messa in onda della puntata di otto e Mezzo ha fatto scalpore l’attacco in una nota del Viminale a quei magistrati che non hanno applicato il “decreto Salvini”. Sui presunti dossier sui magistrati che hanno impugnato le ordinanze sulle zone rosse, Salvini si difende : «Indagare sulle idee? Sarei matto. Ognuno ha le idee che vuole» risponde il ministro dell’interno aggiungendo però di essere stranito dal fatto che «un giudice partecipi a iniziative politiche, se non partitiche» arrivando ad esprimere «pubblicamente una chiara visione sull’immigrazione» e poi sia lo stesso giudice ad emettere «sentenze su quei temi». «Non é che vai a fare dibattiti sull’immigrazione di massa e poi decidi se un immigrato va espulso o deve rimanere in Italia» aggiunge infervorato Salvini, che provocatoriamente invita i giudici a intraprendere un altro percorso: «Non fai il giudice, ti fai eleggere e vai in Parlamento e cambi la legge». E sempre a proposito di magistratura, Salvini ha espresso anche speranza affinché «la vicenda dell’indagine sulla Procura di Roma si risolva per il meglio, perché abbiamo bisogno di una magistratura forte».

 

 

(Credits immagine di copertina: Twitter Matteo Salvini)