La stilettata di Renzi alla magistratura citando Moro e Craxi: «Vuole decidere cos’è partito e cosa no»

«Quest’aula farebbe un passo indietro per pavidità e per paura e lascerebbe alla magistratura decidere cos’è partito e cosa no». Matteo Renzi aveva annunciato l’intervento in Senato di oggi come una puntualizzazione sulla separazione dei poteri, sull’indipendenza della magistratura e del potere legislativo. Il senatore di Italia Viva coglie questo spunto per chiarire in Senato la sua posizione in merito alla vicenda della Fondazione Open, che alcuni hanno definito al limite del finanziamento illecito ai partiti.

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Il discorso al Senato di Matteo Renzi sull’indipendenza della politica

In seguito alle indagini della procura di Firenze, infatti, la Fondazione Open è finita nel mirino per alcune cifre di denaro che, secondo gli inquirenti, rappresenterebbero dei veri e propri finanziamenti da parte di imprenditori a una parte del Partito Democratico (quella che al momento, per la maggior parte, è confluita nel nuovo partito fondato da Matteo Renzi).

Il contesto dell’intervento in Senato di Renzi è questo: il leader di Italia Viva cita Bettino Craxi e Aldo Moro come due esempi di politici che hanno portato all’attenzione del Senato il tema del finanziamento pubblico ai partiti. Il primo in pieno scandalo Tangentopoli, il secondo nell’ambito delle vicende dello scandalo Lockheeed che portò alle dimissioni del presidente della Repubblica Giovanni Leone.

L’attacco di Matteo Renzi alla magistratura

Secondo Matteo Renzi, nell’ambito delle vicende relative alla Fondazione Open, c’è stata violazione del segreto d’ufficio, una sorta di barbarie: «La violazione del segreto d’ufficio non può essere derubricata a un reato minore, perchè si dà per scontato che la privacy per un politico non esiste – ha detto Renzi -. Ci sono doverose regole di trasparenza ed è sacrosnto che presentiamo tutti i dati della nostra attività. Ciò che non è sacrosanto, perchè corrisponde a dettami dello stato etico, è sostenere che tutto possa essere totalmente privo di qualsiasi limite. Io non ci sto nello stato etico di chi vuole trasformare in un processo principi di opportunità politica».

Un duro attacco alla magistratura, di cui dice di avere rispetto per quanto riguarda l’azione di procuratori che quotidianamente rischiano la vita, ma anche ad alcuni giornali. Secondo Matteo Renzi le copertine dei settimanali possono mettere a repentaglio la reputazione e la carriera di molti politici. Il discorso, effettuato la mattina del 12 dicembre, sta provocando già un ampio dibattito sui social network.

Inoltre, Matteo Renzi si è trovato negli ultimi giorni al centro di una polemica relativa proprio all’utilizzo dei social media da parte dei suoi suppoters. Il senatore ha invocato l’indipendenza della politica, ma dovrebbe ricordare anche l’indipendenza della stampa. Un passaggio che non è emerso chiaramente né nel suo discorso a Palazzo Madama, né nella nuova strategia di comunicazione sui social network che sta mettendo in atto nell’ultimo periodo.

FOTO: ANSA/ANGELO CARCONI

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