Scandalo toghe, Di Pietro a Mattarella: «Non faccia il ‘ragioniere’»

di Enzo Boldi | 17/06/2019

Mattarella ragioniere
  • Antonio Di Pietro si dice per nulla sorpreso dello scandalo tra Procure, politica e CSM

  • Dice che Mattarella non possa fare il ragioniere e debba agire

  • Fa anche un paragone con le reazioni post Tangentopoli

Antonio Di Pietro si dice per nulla stupito di quanto sta accadendo all’interno delle procure e del Consiglio Superiore della Magistratura. L’ex magistrato, famoso per il suo ruolo di spicco nei vari filoni d’inchiesta di Mani Pulite e per il suo passato politico come leader dell’Italia dei Valori, non usa mezzi termini per parlare dello scandalo toghe che, attraverso un lavoro di intercettazioni, ha messo in evidenza continui contatti tra la politica e la magistratura, con i nomi di Luca Palamara e Luca Lotti. Ora diventa fondamentale anche la figura di Sergio Mattarella.

«Da questo salasso potrebbe arrivare una revisione delle modalità di elezione dei componenti del Csm, io propongo il sorteggio. Il Presidente Mattarella da una parte è il presidente del Csm, dall’altra oggi non può fare il ragioniere – ha detto Antonio Di Pietro ai microfoni de ‘L’Italia s’è desta’ su Radio Cusano Campus -. Vorrei che oggi uscisse dal noto riserbo con una proposta seria di riformare la parte della Costituzione che riguarda l’elezione dei membri del Csm. Non voglio tirarlo per la giacchetta, ma adesso acquisisca tutte le informazioni e poi intervenga».

Di Pietro contro Mattarella ragioniere

Mattarella ragioniere e non solo. Quello che sta emergendo nelle ultime settimane – tra voci, incontri e intercettazioni – non ha sorpreso l’ex magistrato. Anzi: «Abbiamo scoperto l’acqua calda, lo sapevano pure le pietre che il sistema è sbagliato. Quando sei magistrato e devi rispettare la Costituzione non puoi essere eletto da coloro che tu devi controllare – ha proseguito Di Pietro nel suo intervento -. I magistrati vanno scelti a sorte, non devono andare alla ricerca del voto. Mattarella esca dal riserbo e proponga DI riformare la parte della Costituzione che riguarda l’elezione dei membri del Csm».

Come quando c’era Tangentopoli

A forza di gridare ‘al lupo, al lupo’, dunque, negli anni si è messa la testa sotto la sabbia, perdendo vi vista quello che, secondo Di Pietro, è un problema atavico dell’Italia proprio per come è costituito – dalla Costituzione – il Consiglio Superiore della Magistratura. «Si sapeva che le correnti servivano a creare un’area di riferimento e di elettorato per andare poi a fare il componente del Csm,- ha continuato Di Pietro -. Il presidente ha detto parole responsabili, ma fino ad oggi si è preferito girarsi dall’altra parte. Ricorda da vicino quando abbiamo scoperto Tangentopoli e tutti a dire ‘mammamia, mammamia’, ma lo sapevano pure le pietre».

(foto di copertina ANSA/LUCA ZENNARO + ANSA/ALESSANDRO DI MEO)