Matilde Bonugli: «La comedy sulla quotidianità funziona perché le persone si rivedono in quello che racconto»

Trentanove milioni di visualizzazioni per un video fatto quasi per scherzo. È da lì che comincia, in un certo senso, la storia di Matilde Bonugli. Prima c’era già tutto: la timidezza da bambina, le imitazioni dei professori fatte solo davanti alle amiche, il gusto per l’ironia tenuto in un cassetto finché i social non hanno spalancato la porta.
Oggi Matilde è una delle creator italiane più riconoscibili nel formato coppia, con un linguaggio che funziona perché non sembra costruito — anche quando lo è. Parla di convivenza, di quotidianità, di quelle piccole frizioni che chi vive con qualcun altro conosce a memoria. E il pubblico, puntualmente, si riconosce.
Come nasce il tuo format? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la comedy sulla quotidianità era la tua strada, o è successo per gradi?
Il nostro format è nato circa tre anni fa. All’inizio facevo video ironici da sola, Luca ancora non compariva nei contenuti. Mi è sempre piaciuto creare video divertenti e giocare sull’ironia. Poi, quasi per scherzo, abbiamo iniziato a fare qualche video insieme e uno di questi ha raggiunto 39 milioni di visualizzazioni. Lì abbiamo capito che i contenuti di coppia potevano davvero essere la nostra strada e abbiamo iniziato a sviluppare sempre di più questo format. In realtà credo che questa parte di me ci sia sempre stata. Nonostante da piccola fossi molto timida, cercavo sempre di tirare fuori il lato ironico con le mie amiche: facevo imitazioni dei professori, parodie, piccoli video divertenti… però sempre in contesti molto “protetti”, solo con persone con cui mi sentivo a mio agio. Oggi penso che la comedy sulla quotidianità funzioni perché nasce da situazioni vere e vissute. Molte scene prendono ispirazione da cose che succedono davvero nella vita di tutti i giorni e probabilmente le persone si rivedono in questo.
Il tuo format oggi funziona benissimo in verticale, su Reels e TikTok. Hai mai pensato a qualcosa di più lungo — una serie, un podcast, un progetto che abbia una narrativa che va oltre il singolo video?
Sì assolutamente, infatti su YouTube porto già contenuti più lunghi, soprattutto vlog dei nostri viaggi, dove riesco a raccontare molto di più rispetto al singolo reel o TikTok. Mi piacerebbe tantissimo anche fare un podcast in futuro, perché penso che ci permetterebbe di raccontarci in modo ancora più naturale, magari parlando di vita quotidiana, convivenza, lavoro sui social e tutte quelle situazioni ironiche che viviamo ogni giorno.
C’è una versione futura di Matilde Bonugli creator che oggi ancora non esiste ma che stai costruendo — magari un prodotto, un brand, qualcosa che sia tuo al di là delle piattaforme?
Credo di sì. Oggi le persone mi conoscono soprattutto per le scenette ironiche e i video di coppia, però mi piacerebbe far conoscere sempre di più anche Matilde come persona, portando sui social più passioni, momenti quotidiani e lati magari più spontanei e personali. Per quanto riguarda qualcosa di “mio” al di là delle piattaforme, abbiamo qualche progetto e idea in mente, anche legati a un possibile prodotto o brand, ma al momento non c’è ancora nulla di concreto. Sicuramente però è una direzione a cui pensiamo e su cui ci piacerebbe lavorare molto presto.
L’intelligenza artificiale sta entrando nella produzione di contenuti a tutti i livelli. Tu la usi già in qualche modo, o la tieni fuori deliberatamente? E ti spaventa o ti incuriosisce quello che potrebbe fare al tuo settore nei prossimi anni?
La utilizzo, anche se non in modo eccessivo. Mi capita di usarla come supporto creativo o organizzativo. Allo stesso tempo però è una cosa che mi incuriosisce tantissimo ma che mi spaventa anche molto. Penso soprattutto al fatto che oggi, con l’intelligenza artificiale, la tua faccia e la tua voce possano essere messe praticamente ovunque, rendendo tutto estremamente reale. È impressionante vedere quanto si stia evolvendo velocemente, ma credo faccia anche un po’ paura, soprattutto nel nostro settore dove l’immagine e l’autenticità sono così importanti.
Hai mai collaborato con altri creator in modo strutturato, non solo come ospite in un video? Come scegli le persone con cui lavorare — c’è una compatibilità di valori, di stile, di pubblico che cerchi?
Abbiamo collaborato con altre coppie di creator, ma per ora principalmente per realizzare video in collaborazione insieme. Di solito scegliamo persone che portano contenuti sulla vita di coppia simili ai nostri, così da riuscire a integrare bene il format e creare qualcosa che sembri naturale per entrambi i pubblici. Per noi è importante soprattutto avere uno stile e un modo di comunicare compatibili, perché nei contenuti di coppia si percepisce subito quando c’è sintonia reale anche davanti alla telecamera.
La community dei creator italiani è un ecosistema reale in cui ci si supporta, o è più competitivo di quanto sembri dall’esterno?
Non ho ancora avuto modo di conoscere tantissimi creator dal vivo, però quei pochi che ho conosciuto sono stati incontri molto belli e reali. Mi piace confrontarmi con persone che fanno il mio stesso lavoro, anche perché spesso viviamo situazioni simili che magari chi è fuori da questo mondo non capisce fino in fondo. Per quanto mi riguarda non vivo questo ambiente come una competizione. Anzi, penso sia bello potersi supportare e confrontare, soprattutto in un lavoro che cambia continuamente e che a volte può essere anche molto stressante.
Hai un team, una figura che ti gestisce, o fai ancora tutto da sola — dalla produzione alla negoziazione dei contratti?
Ho un manager che mi aiuta nella gestione lavorativa, soprattutto per quanto riguarda collaborazioni, contratti e organizzazione, quindi non faccio proprio tutto da sola. Al momento però non faccio parte di un’agenzia.
Quando arriva una proposta di collaborazione commerciale, chi valuta se fa al caso tuo? Hai un criterio preciso per dire no, o è ancora una decisione molto istintiva?
Di solito io e il mio manager ci confrontiamo sempre quando arriva una proposta, quindi è una decisione condivisa. Ci sono però alcune categorie con cui preferisco non lavorare, ad esempio giochi online, gioco d’azzardo o cose dove bisogna investire soldi. Questo perché non mi piace mettere la faccia su qualcosa di cui non sono davvero sicura al 100% o che magari potrebbe creare aspettative non reali nelle persone. Preferisco consigliare solo cose che sento autentiche e che userei davvero anch’io.
La parte burocratica e fiscale del fare la creator in Italia — partita IVA, contratti, fatturazione — è un peso che senti? E come la gestisci concretamente?
Sì, ho la partita IVA e tutta la parte burocratica e fiscale va comunque gestita con attenzione. È una parte del lavoro meno “visibile”, ma molto importante. Sicuramente a volte può pesare, soprattutto perché questo lavoro non ha uno stipendio fisso: ci sono mesi con tante collaborazioni e altri magari più tranquilli, quindi c’è sempre un po’ di incertezza.
Come cambia il tuo lavoro quando c’è di mezzo una collaborazione commerciale? Riesci a mantenere il tuo tono, o senti una pressione a essere diversa?
Dipende molto dal brand e da quello che cerca nella collaborazione. Ci sono aziende che si fidano del creator e ti lasciano comunicare il prodotto nel tuo modo naturale, e lì secondo me vengono fuori i contenuti migliori, perché riesci davvero a mantenere il tuo tono e la tua spontaneità. Altre volte invece ci sono richieste più rigide o la volontà di esaltare il prodotto in modo molto forzato, e lì magari mi sento un pochino più frenata. Penso che oggi il pubblico capisca subito quando qualcosa è autentico e quando invece sembra una “marchetta” troppo costruita, quindi personalmente lavoro meglio con i brand che lasciano libertà creativa e che si fidano davvero del creator.
Tra cinque anni dove si trova Matilde Bonugli?
Questa forse è la domanda più difficile, perché il futuro molto spesso mi fa anche un po’ paura, soprattutto nel periodo storico in cui viviamo oggi, dove cambia tutto così velocemente. Spero comunque di continuare a fare questo lavoro, magari crescendo ancora di più, portando avanti progetti più grandi e aver già realizzato qualcosa di mio, dopo aver partecipato ad un gioco televisivo quest’inverno, ho capito che entrare nel mondo dello spettacolo anche quello piacerebbe molto chissà. E tra cinque anni mi piacerebbe anche avere una famiglia mia. La cosa che posso dire è che, se ripenso alla Matilde di cinque anni fa, non avrebbe mai immaginato di essere dove si trova oggi. Quindi forse ho imparato che a volte il futuro riesce anche a sorprenderti in modi belli.
«La Matilde di cinque anni fa non avrebbe mai immaginato di essere dove si trova oggi». Non è retorica da intervista. È la sintesi onesta di un percorso che non aveva un piano preciso, solo una propensione naturale a far ridere le persone e la fortuna — o il coraggio — di non smettere di provarci.