No alla revisione del processo per Marcello Dell’Utri

di Enzo Boldi | 22/01/2019

Marcello Dell'Utri
  • Il ricordo di Marcello Dell'Utri è stato bocciato dalla Corte di Cassazione

  • I legali dell'ex senatore di Forza Italia puntavano tutto sulla revisione del processo in base a una sentenza CEDU

  • L'uomo è stato condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa

No alla revisione del processo per Marcello Dell’Utri. La quinta sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dai difensori dell’ex senatore del Pdl, condannato in via definitiva a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, contro la sentenza della Corte d’appello di Caltanissetta che, nello scorso marzo, aveva respinto la richiesta di revisione.

L’istanza di revisione del processo avanzata dai legali dell’ex senatore di FI Marcello Dell’Utri condannato con sentenza definitiva a sette anni per concorso in associazione mafiosa. La decisione è stata presa dalla V Sezione Penale che ha respinto il ricorso degli avvocati Francesco Centonze e Tullio Padovani. I due legali avevano chiesto la revisione del processo in base a un precedente: quello di Bruno Contrada.

Il caso Contrada e la CEDU

Bruno Contrada è un ex funzionario, ufficiale di polizia e agente segreto italiano che venne arrestato nel 1992 e condannato in via definitiva alla pena di 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa (stesso capo d’imputazione per cui è stato condannato Marcello Dell’Utri a 7 anni di detenzione). Contrada rinnegò sempre queste accuse e si rivolse alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo che, dopo un lungo peregrinare, nel 2014 e nel 2015 si pronunciò in suo favore e condannò l’Italia a un risarcimento nei suoi confronti, anche per l’incompatibilità dello stato detentivo con il suo stato di salute.

Marcello Dell’Utri non è come Contrada

Marcello Dell’Utri è malato da tempo e i suoi legali hanno provato a sfruttare la sentenza in favore di Bruno Contrada per far revisionare il suo processo. Ma già nella sua requisitoria, di martedì mattina, il sostituto Procuratore Generale Perla Lori aveva sbarrato la strada alla revisione sostenendo che la pronuncia Cedu era riferita al caso ‘singolo’ di Contrada «e non era suscettibile di essere estesa ad altri anche perché non si tratta di una sentenza della Grande Chambre». Con questo verdetto la Cassazione ha confermato il no alla revisione pronunciato lo scorso 8 marzo dalla Corte d’Appello di Caltanissetta.

(foto di copertina: ANSA/LA7)