I manifesti fuorvianti di Pro Vita e Famiglia contro il Pdl Omobitransfobia

di Ilaria Roncone | 04/03/2020

  • I manifesti di Pro Vita contro il Pdl Omobitransfobia invadono le città

  • La legge, che ancora deve prendere vita, viene già definita libertricida

  • La risposta di Possibile è netta: si tratta mera strumentalizzazione politica

Sono solo propaganda. Così vengono bollati i manifesti di Pro Vita che sono comparsi prima a Roma e poi in altre città italiane. A condannare i cartelloni, che veicolano un messaggio strumentale a una propaganda politica che nulla dovrebbe avere a che fare con la proposta di legge contro omobitransofia, sono Birgnone e Capogna di Possibile.

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«Sconcertati dalla campagna lanciata da Provita»

Brignone e Capogna, rispettivamente segretaria di Possibile e portavoce di Possibile LGBTI+, hanno condiviso un post su Facebook definendo «mera propaganda» i manifesti della Campagna di Pro Vita «contro la discussione della proposta di legge sull’omobitransfobia». Quello che racconta la campagna sono vere e proprie «falsità», rappresentando l’«ennesimo tentativo per ribadire la contrarietà a tutele e riconoscimento per le persone LGBTI». Considerato anche che il testo della legge attualmente nemmeno esiste e che «dovrà nascere dall’unione delle diverse proposte presentate in Parlamento», quindi, gli organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona vogliono impedire che la questione giunga anche solo sul tavolo di discussione. Nel post di Possibile viene anche evidenziato come non sia ammissibile fare «speculazione ideologica e politica su un tema tanto importante che riguarda la vita delle persone LGBTI» considerati «i numeri delle violenze e delle aggressioni» che «testimoniano l’urgenza di strumenti concreti sia per la tutela delle vittime che per il sostegno dei centri che si occupano di violenza».

La campagna Pro Vita accusa di voler limitare la libertà di espressione

Mentre in paesi come la Svizzera le discriminazioni omofobiche vengono equiparate al razzismo, in Italia abbiamo le campagne con tanto di hashtag (#Restiamoliberi) per contrastare una legge a tutela delle persone LGBTQI+. Come la cronaca ci restituisce, i membri di questa comunità sono ancora spesso vittime di violenza verbale e fisica, discriminati nella società e sul posto di lavoro. Una legge è necessaria, quindi, ma c’è chi parla di condanna «se credi che si nasca maschio e femmina e se lo insegni ai tuoi figli»; di «togliere la libertà di pensiero e di parola alla maggioranza degli italiani»; di una maggioranza politica la cui priorità è «una legge liberticida con l’emergenza coronavirus, la mancanza di letti negli ospedali, l’economia in caos». Considerato che le audizioni in Commissione Giustizia sulle Pdl contro l’omotransfobia non tolgono in nessun modo tempo, risorse o energie ai provvedimenti per il coronavirus, risulta limpido come Pro Vita e Famiglia non vogliano far altro che strumentalizzare una questione delicata per scopi politici con una narrazione semplice ma assolutamente deviante. Il ragionamento su cui si basa: se passa la legge coloro che non sono a favore di matrimoni e adozioni verranno criminalizzati. Peccato che la proposta si basi sul civile presupposto di fornire diritti e protezione a una minoranza che non viene tutelata e che gli oppositori si basino sul ragionamento privo di fondamento che si riassume in “più diritti per voi, meno diritti per noi”. La sola cosa che verrà impedita da questa legge è la possibilità di insultare qualcuno basandosi sul suo orientamento sessuale e sull’appartenenza alla comunità LGBTQI+.