La vittoria di Luigi Di Maio contro l’ordine dei giornalisti

di Enzo Boldi | 29/01/2019

Luigi Di Maio ANSA/CHIGI PALACE PRESS OFFICE/FILIPPO ATTILI
  • Il consiglio di disciplina dell'ordine dei giornalisti della Campania ha archiviato la posizione di Luigi Di Maio

  • "Le sue parole sono state pronunciate nelle vesti di parlamentare e non di giornalista"

  • Questo il motivo per cui non è stato possibile procedere contro il leader M5S

Essere giornalista e non avere le limitazioni – con tanto di sanzioni – che sono previste dall’iscrizione all’ordine. Luigi Di Maio è molto fortunato, perché è uno dei pochi giornalisti – l’ultimo caso precedente fu quello di Rocco Casalino e il suo audio contro i tecnici del Mef – ad aver avuto solamente gli onori e non gli oneri dell’essere un giornalista. Il consiglio di disciplina dell’ordine regionale della Campania, infatti, ha archiviato la posizione del leader del Movimento 5 Stelle dopo i suoi insulti ad alcuni rappresentanti della categoria pronunciate ai quattro venti nel giorno dell’assoluzione di Virginia Raggi.

«La sua condotta è riconducibile non al giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti, ma al suo ruolo di parlamentare, così come evidenziato dall’avvocato Lojacono che lo ha rappresentato», spiega il consiglio di disciplina della Campania. Luigi Di Maio era stato convocato proprio oggi in sede a Napoli, ma per impegni istituzionali all’estero ha inviato una memoria difensiva attraverso il suo legale.

Le parole di Luigi Di Maio dopo l’assoluzione di Virgina Raggi

A far alzare un polverone, con tanto di alzata di voce da parte dell’ordine dei giornalisti, furono le dichiarazioni rilasciate da Luigi Di Maio pochi minuti dopo l’assoluzione della sindaca di Roma Virginia Raggi. «Il peggio in questa vicenda – affermò il leader del Movimento 5 Stelle – lo hanno dato la stragrande maggioranza di quelli che si autodefiniscono ancora giornalisti, ma che sono solo degli infimi sciacalli, corrotti intellettualmente e moralmente».

La mozione di difesa vincente

«Le parole usate da Luigi Di Maio – ha spiegato l’avvocato Maurizio Lojacono – non erano rivolte a tutta la categoria dei giornalisti ma a coloro che fanno un uso politico della cassa di risonanza offerta dalla stampa. Comunque si esprimeva nel suo ruolo di uomo politico, non di giornalista».

Giudizi infamanti, ma se pronunciati da parlamentare possono tranquillamente rimanere impuniti. Poco conta che Luigi Di Maio sia iscritto all’ordine dei giornalisti (pubblicisti) dal 4 ottobre 2007. Ora, con questa decisione, chiunque faccia parte dell’ordine può – ovviamente non a mezzo stampa – insultare chiunque altro e celarsi dietro lo scudo di essere un libero cittadino e non un giornalista al momento in cui ha pronunciato insulti, improperi o altro.

 

(foto di copertina:  ANSA/CHIGI PALACE PRESS OFFICE/FILIPPO ATTILI)