Da Luciano Vangone ai dati personali violati: «Ci sarà la più grande class action d’Italia contro Inps»

di Gianmichele Laino | 01/04/2020

Luciano Vangone
  • Luciano Vangone e le altre identità violate sul sito dell'Inps

  • Cathy La Torre annuncia la più grande class action d'Italia contro l'Inps

  • Cosa sta succedendo sul sito mentre si fanno le domande per il bonus per le partite iva

Il panico totale sul sito dell’Inps. In molti, provando ad accedere al portale per ottenere il bonus da 600 euro previsto per l’emergenza coronavirus per i liberi professionisti, non hanno potuto inserire le proprie credenziali, ma si sono visti comparire la scheda e il profilo di Luciano Vangone. Un utente come tanti altri che è stato esposto alla mercé pubblica, con tutti i suoi dati personali. Un effetto collaterale terribile della grande quantità di domande che sono arrivate all’Inps e che hanno reso innavigabile il sito dell’ente previdenziale italiano. Si tratta di una violazione della privacy enorme, la cui idea è stata data bene dall’avvocato Cathy La Torre che ha annunciato una enorme class-action contro Inps.

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Luciano Vangone e l’annuncio di una class action contro Inps

«In questo momento l’INPS – scrive Cathy La Torre su Twitter – sta compiendo la più grande violazione dei dati personali mai avvenuta in italia. Se compili la domanda vengono fuori i dati di altre persone. Tutto, nome, cognome, indirizzo. Ci sarà la più grande class action d’Italia contro l’Inps. Garantito. Presidente Tridico, è a conoscenza che l’Insp da lei diretto sta compiendo il più grande data breach mai avvenuto in italia? Diffusione di dati personali non autorizzati. Chiunque compili la domanda vede nomi di altri soggetti e loro dati personali». 

Quello che sta succedendo la mattina del 1° aprile per l’Inps non ha precedenti nella storia della pubblica amministrazione digitale in Italia. La stessa cosa vale per altri nomi e cognomi esposti all’analisi di tutte le persone che accedono al portale e che hanno modo di vedere numeri di telefono e indirizzi (mai e civici) delle varie persone che si sono ritrovate a esporre la loro privacy a loro insaputa.

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