Quando Giuseppe Conte ha deciso di confondere le acque con la parola «logomachia»

di Gianmichele Laino | 04/06/2019

logomachia
  • Giuseppe Conte ha lanciato un ultimatum ai suoi vicepremier nel corso di una conferenza stampa il 3 giugno

  • Ha utilizzato concetti e parole difficili, tra i quali quello di logomachia

  • La linea comunicativa e la sua dubbia efficacia

Immaginiamo l’interrogazione di biologia nell’ultima settimana di scuola prima degli scrutini. Iniziano i caldi e le belle giornate, che non ti hanno permesso di studiare quanto avresti voluto. E allora cerchi di confondere le acque, infilando davanti al professore una serie di paroloni che danno l’impressione che tu sia davvero un pozzo di scienza. La similitudine regge con quello che ha fatto ieri Giuseppe Conte, la cui conferenza stampa passerà alla storia soprattutto per l’utilizzo del termine logomachia.

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L’utilizzo di logomachia da parte di Giuseppe Conte

Vabbè, forse stiamo un tantino esagerando. Però ha fatto impressione l’impiego di un termine che, nella povertà di lessico dell’attuale politica italiana, era ormai finito nel dimenticatoio. Se potessimo consultare una sorta di Thesaurus del linguaggio istituzionale del nostro Paese, non troveremmo mai una corrispondenza recente, se non nei politici della prima Repubblica.

Cosa significa logomachia

Ma cosa significa logomachia? Testualmente, dal punto di vista etimologico, sarebbe la battaglia delle parole. È uno di quei composti italiani che derivano da due parole greche. Un po’ come naumachia o tauromachia (vi ricordate il Fabio De Luigi di Mai dire Gol? Ah, la tauromachia). Giuseppe Conte ha spiegato questa parola provando a darne una definizione semplificativa: «eccesso di verbosità, dei perenni e costanti conflitti comunicativi che pregiudicano la concentrazione sul lavoro». Traducendo ancor più semplicemente per quel popolo del web che è poco avvezzo ai discorsi accademici, ma molto avvezzo agli slogan e ai tweet: Salvini e Di Maio si stanno metaforicamente scannando con le parole.

Ovviamente, se avesse utilizzato quest’ultima espressione, Giuseppe Conte sarebbe stato molto più efficace. Ma la linea comunicativa di Rocco Casalino deve essere stata: «Fai il professore e parla difficile, marca la tua distanza con quegli altri». La distanza, in effetti, è stata marcata. Forse troppa. Talmente tanta da far sembrare il presidente del Consiglio scollato dalla realtà che lo circonda. Quella sensazione che abbiamo tutti quando guardiamo Giuseppe Conte sin dal primo giorno del suo insediamento a Palazzo Chigi.