Perché non tutti i negozi e i ristoranti riapriranno il 18 maggio

di Gianmichele Laino | 16/05/2020

locali non riapriranno
  • Secondo una stima di Confesercenti, il 18 maggio 3 locali su 10 non riapriranno i battenti

  • Pesano le incertezze sulle misure da adottare, il poco tempo e la paura di eventuali sanzioni

Il 18 maggio non ci saranno tutte le saracinesche alzate. Secondo una stima di Confesercenti, almeno 3 locali su 10 non riapriranno i battenti a causa di incertezze legate alle ultime norme e direttive che consentiranno a bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici di anticipare la ripresa delle proprie attività. Le linee guida, infatti, sono state approvate nella notte tra il 15 e il 16 maggio, mentre la riapertura dovrebbe essere prevista per il 18 maggio. Per questo motivo, saranno 6 su 10 le imprese che riprenderanno a lavorare, mentre 1 su 10 mostra ancora incertezza sul da farsi.

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Locali non riapriranno il 18 maggio: 3 su 10 pensano a questa soluzione

«Più di tutto – fanno sapere da Confesercenti – è pesata la previsione di essere costretti a lavorare in condizioni antieconomiche. Gli imprenditori temono l’impatto della rigidità delle linee guida sulle attività, e di rimanere schiacciati tra l’aumento dei costi di gestione e il prevedibile calo dei ricavi. Sono preoccupati, inoltre, anche dal tema delle responsabilità legali». Insomma, non ci sarebbe stato tempo a sufficienza per pianificare le riaperture in tutta sicurezza e sono in tanti a voler evitare che questa riapertura, senza una chiarezza definitiva sulle norme relative al distanziamento sociale, sia una sorta di boomerang.

Locali non riapriranno, i timori degli esercenti

Questo è stato anche l’orientamento di Vincenzo De Luca, governatore della regione Campania, che solo ieri pomeriggio aveva proposto una riapertura generalizzata a partire da giovedì 21 maggio per le attività all’interno dei confini regionali. Tuttavia, la ripresa delle attività commerciali, secondo Confesercenti, varrà almeno 20 miliardi del prodotto interno lordo. Ma occorrerà valutare la prima risposta della clientela rispetto a queste aperture.

Inoltre, c’è il nodo sanzioni. Anche queste sono state ben esplicitate all’interno del documento uscito dal consiglio dei ministri di questa notte. I timori che, magari per un errore commesso in buona fede o per mancanza di tempo per la sua risoluzione, ci possano essere sospensioni delle attività tra 5 e 30 giorni rappresenta un altro freno alle attività dei gestori di bar e ristoranti, oltre che dei locali che si occupano dei servizi alla persona.