Dalla scrittrice che arrotonda alle schiave dell’est, viaggio nelle case chiuse di Ragusa

di Redazione | 03/06/2015

A Ragusa proliferano le case chiuse. La Polizia ha condotto venti blitz in pochi mesi nel capoluogo siciliano e l’inviata di Repubblica Alessandra Ziniti racconta una realtà ben nota, che tutti fingono di non vedere. «Quando sono arrivati in corso Mazzini, per bussare alla porta della palazzina più gettonata del quartiere, i poliziotti hanno dovuto letteralmente scavalcare una lunga fila di uomini» scrive Ziniti, che ha raccolto le voci dei diretti interessati:

Tutti in attesa che le due avvenenti dominicane, appena arrivate in Sicilia per una tre giorni fitta di appuntamenti prenotati online, finissero con il cliente di turno, un quarantenne che – ancora in deshabillè – ripeteva: «Vi prego, non mandate nulla a casa, sono disoccupato, ho due bambini, se mia moglie sa che ho speso 300 euro per un’ora qui dentro, per me è finita»

E ancora:

Nella questura diretta da Giuseppe Gammino hanno visto di tutto: dalla scrittrice milanese che non ce la fa «a vivere di libri» e arrotonda, «tanto qui non mi conosce nessuno », alla signora dell’alta società che va a prostituirsi in provincia e candidamente ammette: «Sono una donna libera e senza tabù e soprattutto adoro vivere nel lusso. Sa quante ce ne sono come me?», alle giovani “schiave” romene che dopo il lavoro nei campi sono costrette a ricevere uomini per poche decine di euro.

NESSUN REATO – «Nessuno (o quasi) sfruttamento della prostituzione, nessuna tratta, nessun reato se non l’affitto irregolare di appartamenti che vengono cambiati ogni quindici giorni al massimo» continua l’inviata, spiegando che Paula e Virginia, entrambe venticinquenni, hanno documenti in regola, passaporto spagnolo e fanno la spola tra Germania, Spagna e Olanda. Un pendolarismo che paga piuttosto bene dato che, in tre giorni, riescono ad incassare anche 8000 euro. Sembra una canzone di De Andrè, ma Repubblica racconta:

In via Solferino, in Corso Italia, in via Sammito gli uomini stanno in coda dietro i portoni di palazzi barocchi e le donne, dietro le persiane, chiamano la polizia. «Vi prego venite, non ne posso più di questi bavosi che citofonano ad ogni ora chiedendo: “Sei libera?”, “Quanto prendi?”. Ho paura anche a tornare a casa da sola. E che spettacolo per i bambini…»

Ma gli uomini non la pensano allo stesso modo, sul cellulare di uno di loro sono stati trovati messaggi piuttosto espliciti: «Ho voglia di provare qualcosa di nuovo, mi dicono che tu sei il nuovo trans che sta facendo impazzire i miei amici». E ancora: «Ho poco tempo, ti prego ricevimi subito, devo inventare una scusa con mia moglie».

IL FURBO – C’è anche chi, colto in flagrante ha tentato una fuga tragicomica:

Qualcuno, sorpreso dalla polizia, pur di non farsi identificare ha preferito tentare un’improbabile fuga buttandosi letteralmente dal balcone del primo piano: meglio una frattura che scomode spiegazioni a casa

[FotoCredit: Getty]