La lettera di Mattarella per gli 11 anni del terremoto de L’Aquila

06/04/2020 di Daniele Tempera

Un terremoto devastante che segnò per sempre il destino del capoluogo abruzzese e che pose fine alla vita di 309 nove persone, lasciando una scia di macerie materiali e morali difficili da smaltire. La notte di undici anni da L’Aquila venne colpita da un sisma di 5.9 della scala Richter, un evento che cambiò per sempre la geografia e la storia d’Italia. Oggi, durante i difficili giorni dell’emergenza Covid-19, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna a scrivere al sindaco dell’Aquila e, indirettamente, a tutti i suoi cittadini.

«Desidero rinnovare i sentimenti di vicinanza e solidarietà a tutti gli aquilani, a quanti nei paesi e nei borghi limitrofi hanno condiviso sia quei momenti tragici sia gli affanni della ripartenza – ha scritto il capo dello Stato – ai nostri concittadini di numerosi altri territori del Centro Italia che, nel breve volgere di pochi anni, si sono trovati a vivere drammi analoghi e ora sono impegnati, come a L’Aquila, per restituire a se stessi e all’Italia la pienezza della vita sociale».

Inevitabile poi, il richiamo al presente, e al difficile quadro economico in cui la ricostruzione della città abruzzese si è incastonato: «La ricorrenza di quest’anno si celebra in un contesto eccezionale, determinato da una pericolosa pandemia che siamo chiamati a fronteggiare con tutta la capacità, la responsabilità, la solidarietà di cui siamo capaci. Un’emergenza nazionale e globale si è sovrapposta a quell’itinerario di ricostruzione che gli aquilani stanno percorrendo, che ha già prodotto risultati importanti ma che richiede ancora dedizione, tenacia e lavoro».

Un abbraccio virtuale quello di Mattarella, poi esteso a tutti gli altri paesi del centro-italia, martoriati dai terremoti di questi anni: «Nel giorno dell’anniversario desidero rinnovare i sentimenti di vicinanza e solidarietà a tutti gli aquilani, a quanti nei paesi e nei borghi limitrofi hanno condiviso sia quei momenti tragici sia gli affanni della ripartenza, ai nostri concittadini di numerosi altri territori del centro Italia che, nel breve volgere di pochi anni, si sono trovati a vivere drammi analoghi e ora sono impegnati, come a L’Aquila, per restituire a se stessi e all’Italia la pienezza della vita sociale e i valori che provengono dalla loro storia».

 

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