Joshua Cohen: «Oggi le persone trovano più comodo rifugiarsi nella rappresentazione e non affrontare la realtà»

Allo scrittore è stato conferito il premio durante la conferenza Science for Peace and Health della Fondazione Veronesi

14/11/2020 di Gianmichele Laino

Joshua Cohen

Il premio Art for Peace Award assegnato dalla Fondazione Veronesi durante la giornata finale della conferenza Science For Peace and Health non poteva avere destinazione migliore. Joshua Cohen, uno dei più importanti romanzieri statunitensi contemporanei, è stato l’intellettuale che, in questo momento, ha fatto la migliore fotografia dell’ecosistema mediatico e digitale in particolare. Giornalettismo ha avuto il piacere di intervistarlo e di chiedere la sua opinione in merito, partendo dall’attuale stato di internet in generale.

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L’intervista di Giornalettismo a Joshua Cohen

«È una domanda molto difficile – ci ha spiegato Joshua Cohen -. Soprattutto a pochi giorni dalle elezioni USA (l’intervista è stata realizzata il giorno dopo la chiusura delle urne, ndr). Al momento è difficile dire lo stato di qualsiasi cosa: ci sono diversi elementi in gioco ed è molto difficile per me fare una sintesi. Posso dire che ci sono elementi differenti dal passato: la storia di internet ci mostra come si sia arrivati al fatto che il potere possa essere concentrato nelle mani di poche aziende. Ma credo che sia più una questione di affari e non il vero stato di internet al momento».

Insomma, internet non sembra essere più quel flusso libero che era stato in passato: «Corretto – risponde Cohen -: al momento, qualsiasi nostra comunicazione può essere in qualche modo monetizzata, così come possono essere monetizzate le relazioni sociali. Questo è davvero un’immagine del capitalismo».

Cosa è cambiato da The Book of Numbers a oggi

Da questo punto di vista, l’opinione di Cohen nel suo The book of Numbers – uscito 5 anni fa – per certi versi è stata profetica. «Penso che rispetto a cinque anni fa, le cose si siano evolute molto velocemente. Ma basta vedere anche quello che è successo nell’ultimo paio di mesi, ci sono state delle cose che davvero hanno fatto dei grandi passi in avanti. Oggi l’intrattenimento è la cosa a cui la gente sembra tenere di più, sembra quasi che ci sia solo questo nelle loro vite, visto che la realtà dei fatti è molto scomoda. Per questo le persone si sentono più a loro agio con l’immagine della realtà che loro stesse si sono costruite. Credo che vogliano rinunciare completamente alla verità in favore della rappresentazione, che spesso viene alimentata da internet e dai social media. Le persone preferiscono avere a che fare con un certo grado di falsità».

A questo punto, però, la questione diventa se c’è modo – qualche modo – di tornare indietro: «Certo – conclude Cohen -, non credo che ci siano molte possibilità da questo punto di vista. Non c’è di sicuro quella fiducia nel futuro e nella novità che c’era nel 2015. Quando stavo scrivendo il mio libro ero già consapevole che alcuni strumenti potevano essere utilizzati per corrompere l’integrità delle persone. Tuttavia, nonostante la presenza di Donald Trump alla Casa Bianca, abbiamo scoperto che nemmeno una figura così negativa  è riuscita a utilizzare questi strumenti per questo scopo. Ciò mette in evidenza come nel mondo, oggi, ci sia meno capacità di quanto potessimo pensare di sfruttare questi aspetti della tecnologia».

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