Cosa succederà all’Iva nella prossima manovra

di Redazione | 29/09/2019

Iva

La parola d’ordine è scongiurare gli aumenti dell’Iva. Del resto, questo governo è nato proprio sulla base di questo mantra: evitare le elezioni, per allontanare l’esercizio provvisorio e l’innalzamento automatico dell’imposta sul valore aggiunto al 25%. Ovviamente, questa ipotesi non è più contemplata e il primo sospiro di sollievo può senz’altro essere tirato. Ma ci potrebbero essere degli aggiustamenti alle aliquote (sia in positivo, sia in negativo) per recuperare risorse da investire nella nuova manovra.

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Iva, cosa succederà nella prossima manovra economica

Il governo, con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, è pronto a presentare il Nadef, ovvero la nota di aggiustamento del Def che prelude alla prossima manovra economica. I risparmi che ci sono stati dall’applicazione di Reddito di Cittadinanza e Quota 100 (molto più bassi rispetto alle previsioni originarie)  bastano per sterilizzare l’Iva, ma non sono sufficienti per mettere in pratica quelle misure che il governo ha promesso: investimenti di 50 miliardi nella green economy e taglio del cuneo fiscale.

Anche perché, il rapporto deficit/pil che il governo riuscirà a strappare a Bruxelles sarà compreso tra il 2,1% e il 2,4%. Per fare entrambe le cose e salvaguardare l’Iva sarebbe necessario un rapporto deficit/pil del 3,2%. Impossibile da ottenere, superiore alla soglia del 3% indicata dall’Europa. E allora ecco cosa succederà all’Iva che in qualche punto andrà rimodulata.

Le varie ipotesi sull’Iva del nuovo governo

Senz’altro aumenterà quella sui beni di lusso: i Suv, gli smartphone, probabilmente anche i pasti ai ristoranti. Possibile un passaggio soltanto per queste categorie di prodotti dal 22% al 26%. Il tutto per salvaguardare le classi medio-basse che, invece, potranno beneficiare di una riduzione dell’imposta sul valore aggiunto su bollette del gas, della luce e dell’acqua: al momento siamo al 10%, ma è possibile una riduzione all’8%. Invariata l’iva al 4% sui beni di prima necessità, mentre si potrebbe individuare addirittura una terza aliquota intermedia per alcuni beni (come il biglietto del cinema o il caffè al bar) che al momento sono al 10% e che potrebbero essere portati al 12%.

Si tratta in ogni caso di ipotesi che vanno ad aggiungersi a un’altra soluzione possibile: il pagamento con carta di credito potrebbe agevolare il consumatore, sterilizzando l’aumento dell’iva sui prodotti appena citati. Gli aumenti potrebbero valere soltanto per chi paga in contanti: in questo modo, il governo potrebbe mettere a segno un duplice colpo. Ottenere un maggiore gettito fiscale e combattere l’evasione, a compensazione di un minore introito dalle tariffe dell’iva che resterebbero inalterate.

FOTO: ANSA / Filippo Attili – ufficio stampa Palazzo Chigi

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