Italia, l’Ocse taglia il Pil 2016 all’1%

di Redazione | 18/02/2016

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Italia Pil 2016

, brutta notizia per il Governo arrivata dall’Ocse, che ha tagliato le stime di crescita del Pil 2016 per l’Italia. Secondo l’Organizzazione economica con sede a Parigi l’Italia crescerà solo dell’1% nel 2016, 4 punti decimali in meno rispetto alle stime dello scorso novembre. L’1% è una stima di crescita inferiore rispetto a quanto indicato dal Governo, che in legge di Stabilità aveva previsto un incremento del Pil all’1,6%.

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L’Ocse ha tagliato drasticamente la stima di crescita del Pil per l’Italia. Secondo questa previsione il Pil dell’Italia nel 2016 aumenterà dell’1%, 0,4% in meno rispetto alle previsioni dello scorso autunno, e ben 6 punti decimali meno rispetto alle stime di crescita su cui il Governo Renzi ha costruito la legge di Stabilità. La riduzione significativa delle stime di crescita accomuna l’Italia alla Germania e al resto dell’eurozona. Secondo l’Ocse la più grande economia dell’UE avrà una crescita del Pil pari all’1,3% nel 2016, contro l’1,8% previsto nel report di novembre. Il taglio della stima dell’incremento del Pil per l’eurozona è stato pari allo 0,4%, come per l’Italia, passando dall’1.8 all’1,4%. Solo per la Francia l’Ocse ha ridotto in modo minimo la stima di crescita, ora all’1,2% rispetto al precedente 1,3%. L’organizzazione economica ha ridotto le stime di crescita globali, dal 3,3 al 3%, lo stesso tasso di aumento del Pil globale del 2015, così come ha diminuito le sue previsioni per tutte le economie più grandi del mondo: – 0,5 per gli Usa (2% di aumento del Pil 2016), -0,4% della Cina (6,5% di incremento del Pil 2016) e segno meno sulle stime di crescita anche per Giappone e Regno Unito.

 ITALIA PIL OCSE EUROPA

L’Ocse è la prima grande organizzazione internazionale a ridurre in modo piuttosto sensibile le previsioni di crescita economica per il 2016. Il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea avevano stimato una crescita dell’Italia con un incremento del Pil tra l’1,3% e l’1,4%, dati inferiori alle stime del Governo Renzi ma non troppo distanti.  Una stima è appunto è appunto una previsione, ma il dato rilevato da Ocse rappresenta un problema significativo per l’esecutivo di Roma nel suo confronto ormai quotidiano con l’UE sui conti pubblici. Una riduzione di oltre mezzo punto percentuale di Pil significherebbe una flessione del gettito nell’ordine dei 6 miliardi di euro. L’Ocse appare particolarmente preoccupata per le prospettive di crescita dell’intera eurozona, un importante fattore nelle difficoltà di consolidamento della crescita globale, definita ancora vulnerabile agli shock esterni. Particolarmente problematico è il rischio che l’area dell’euro si ritrovi intrappolata in un mix di bassa crescita e bassa inflazione, che provochi una fiducia troppo debole negli attori economici per generare gli investimenti, le innovazioni e le riallocazioni dei fattori produttivi necessari a rafforzare la produttività e la crescita dell’occupazione. La frenata globale stimata dall’Ocse è in linea con le considerazioni espresse di fronte al Parlamento europeo da Mario Draghi, e rendono più probabili nuove misure di stimolo monetario da parte della Bce.

 

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