Istruzione: i dati allarmanti che ci allontanano dall’Europa

di Daniele Tempera | 17/05/2019

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  • Pochi laureati, alto tasso di abbandono scolastico e investimenti insufficienti: così la nostra istruzione è diventata un'emergenza europea

  • Uno scenario che, con l'alto tasso di disoccupazione giovanile, tratteggia tinte fosche per il nostro Paese

  • Mentre spunta il primato delle donne: in Europa sono molto più istruite degli uomini

L’obiettivo UE è raggiungere una media del 40% di laureati entro il 2020, almeno per i giovani con età compresa tra i 30 e i 34 anni, ma l’Italia sembra far parte di un altro Continente.  Le persone con una laurea nel nostro paese, nel 2017, erano appena il 26.9%. Una media che ci proietta al penultimo posto nella UE, appena al di sopra della Romania ( 26.3%) e a una distanza enorme dagli altri partner europei, anche quelli del sud Europa. Basti pensare che, nel 2017, nella Grecia dell’austerità e della crisi epocale, i laureati erano il 43.7% delle persone comprese tra i 30 e i 34 anni. Analogamente in Spagna, paese al quale veniamo spesso accostati, i laureati erano il 41.2%, in Portogallo il 33.5% , mentre in Francia il tasso di laureati si aggirava attorno al 44.3%. Mentre si parla di industria 4.0, di società della conoscenza, i nostri giovani sono insomma fra i meno istruiti del Vecchio Continente, e i più impreparati ad affrontare le nuove sfide globali che ci aspettano. E purtroppo questo non è l’unico dato che dovrebbe preoccuparci.

L’Italia, tra i paesi con il più alto tasso di abbandono scolastico nella UE

Le media delle persone che nel 2017 non aveva terminato un percorso di educazione secondaria, nel nostro Paese ammontava al 14% contro una media UE del 10,6%. Peggio di noi fanno solo Spagna, Malta e Romania. Anche in questo caso siamo molto lontani dall’obiettivo che la UE si è data, ovvero quello di ridurre il tasso di abbandono scolastico per il 2020 al 10%. Ed è una statistica che, unita all’alto tasso di disoccupazione giovanile (30,6%), e una spesa in istruzione del 3,8% del PIL nel 2017 (contro una media UE del 4,6%), tratteggia tinte fosche per il futuro.

Istruzione: la chiave degli investimenti

Sì perché c’è un dato purtroppo inequivocabile: il nostro paese stanzia molto poco nella scuola e nell’Università. L’italia ha speso  appena il 3,8% del PIL nel 2017 in educazione, quasi un punto al di sotto della media UE fissata al 4,6%. Una percentuale distante anni luce, ad esempio, da quella svedese con un investimento del 6,8% del PIL, o di quello danese o belga (rispettivamente 6,5 e 6,3% del PIL). Ma non basta. L’Italia riesce addirittura a fare peggio della Grecia e della Spagna, ponendosi, ancora una volta, fra i fanalini di coda dell’Unione.

Istruzione nella UE: il primato delle donne

E sono le donne a far registrare i tassi di istruzione più alti in Europa. Nel vecchio Continente sono addirittura il 44,9% le donne con un diploma di laurea con un’età compresa fra i 30 e i 34 anni, contro appena il 34,9% degli uomini (parliamo di un target compreso tra i 30 e i 34 anni). Il tasso di abbandono femminile era del 2017 dell’8,9% contro il 12,1% di quello maschile. Se la Ue fosse popolata solo da donne, insomma, gli obiettivi 2020 sull’istruzione sarebbero già raggiunti e la “società della conoscenza”qualcosa di più di un semplice slogan per politici a caccia di voti. O un bel paragrafo per manuali di sociologia.