I primi bot della Internet Relay Chat

Un sistema che ha origine alle radici dell'informatica di base e che, tuttavia, in alcuni ambienti risulta essere ancora utilizzato. Nonostante l'intelligenza artificiale

21/03/2023 di Gianmichele Laino

Lo scopo “nobile” e lo scopo “sotterraneo”. I bot IRC (che sta per Internet Relay Chat) sono stati uno dei primi esperimenti del settore, alla fine degli anni Ottanta. Inevitabile, nel parlare di questo argomento, citare quello che può essere considerato l’inventore di un sistema che, da quel momento in poi, riuscì ad avere moltissimi imitatori: Jarkko Oikarinen ha pubblicato il software come libero nel 1988 e da qui sono derivate tutte le applicazioni, tra cui quelle dei bot basate sui protocolli IRC. La storia dei bot IRC è fatta sicuramente di intrusioni militari (quando internet era ancora un mondo estremamente chiuso a quel livello lì), ma nel corso del tempo ha assunto connotati più “divulgativi”, alla portata di aziende e organizzazioni, fino ad arrivare (tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila) a un livello di utilizzo del singolo utente del web. Per moderare le chat, principalmente, ma anche per scopi non propriamente legali.

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I bot basati sul protocollo Internet Relay Chat

I bot IRC erano molto facili da utilizzare, soprattutto in aziende e in organizzazioni. Al loro interno, infatti, era possibile dotarsi di un server IRC che conteneva degli elementi che potevano essere sfruttati per favorire le comunicazioni interne. Innanzitutto per attività di moderazione: in presenza di terminologia inappropriata, di immagini o di altri materiali multimediali che non erano consentiti all’interno di una conversazione, l’intervento del bot diventava necessario per ripristinare le regole di una chat. Tuttavia, i bot IRC avevano anche il compito di intrattenere i partecipanti a una chat (ad esempio, attraverso dei giochini molto elementari) o di dare delle informazioni di base (come le previsioni del tempo). Principalmente, però, i bot IRC funzionavano a mo’ di sentinelle all’interno di canali di comunicazione: di fatto, il loro lavoro era quello di impedire ad alcuni utenti – diventati per qualche motivo amministratori del canale di comunicazione – di prendere il sopravvento sugli altri e di fare il takeover (di appropriarsi della gestione e dei contenuti del canale stesso).

Il funzionamento dei bot IRC è molto simile a quello dei bot che siamo abituati a vedere nell’ecosistema di internet dei giorni nostri: si simulano delle interazioni umane, con lo stesso linguaggio e con lo stesso lessico. Si può interagire con il bot attraverso client IRC che permettono di avere accesso a un server IRC. Per questo, come detto inizialmente, si utilizzavano questi strumenti all’interno di aziende o organizzazioni.

Tuttavia, dalla fine degli anni Novanta in poi, il bot IRC diventava importante anche all’interno di chat – dove ci si scambiava informazioni su un particolare settore, molto gettonate erano quelle sul gaming – o per avere accesso a contenuti multimediali da scaricare in maniera pirata. Non ci nascondiamo dietro a un dito: spesso, i server venivano interrogati per ottenere un file che era stato inserito su un server, che era coperto da copyright e che il bot individuava all’interno del server fornendo all’utente che interagiva con lui l’accesso al file stesso.

Un reperto storico direttamente dall’internet dei primi anni Duemila

Per capire le applicazioni di un bot IRC, siamo andati a scovare un vero e proprio reperto storico. Nel 2000, infatti, esisteva una chat dal nome evocativo di Amigaita (Amiga era un personal computer che era molto utilizzato sempre dai gamers dell’epoca) che, proprio per la sua moderazione, si serviva di più bot IRC. In questo “galateo“, infatti, venivano scandite le regole per utilizzare quella particolare chat, chiedendo agli utenti di non scrivere volgarità e insulti personali, di non postare software pirata, fino a evitare discussioni tipo “il mio computer è meglio del tuo” (una vera chicca).

amigaita

I bot avevano la funzionalità di sorvegliare il canale, 24 ore su 24, a prescindere dalla moderazione umana (facevano quello che una persona in carne e ossa non poteva in alcun modo realizzare, a meno di non vivere sempre attaccato a un computer), evitare il takeover sicuramente, ma anche migliorare l’esperienza di interazione: si poteva, ad esempio, chiedere un’informazione sull’ultima apparizione di un determinato utente su un canale o di lasciare dei messaggi “in segreteria” ad altri partecipanti alla conversazione. Un viaggio a ritroso, che ci fa capire – soprattutto – quanto oggi prodotti di questo tipo si siano evoluti. Anche se resta qualche nostalgico che continua a utilizzare bot IRC.

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