Travaglio ricorda quando Salvini voleva vietare la pubblicazione delle intercettazioni penalmente irrilevanti

di Enzo Boldi | 02/06/2020

Intercettazioni Palamara

Il caso delle intercettazioni Palamara e le sue frasi contro Salvini hanno riaperto il dibattito sul Csm e le polemiche che, a turno, coinvolgono e vedono protagonisti diversi attori politici. Nell’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio sottolinea alcuni aspetti della vicenda e critica l’atteggiamento del leader della Lega (del suo partito, del centrodestra, ma anche della sinistra). E ricorda quando l’ex ministro dell’Interno si schierava contro la pubblicazione sui giornali degli estratti delle intercettazioni per i casi penalmente irrilevanti.

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«L’aspetto comico è che Salvini fino all’altroieri voleva vietare per legge la pubblicazione di intercettazioni penalmente irrilevanti. E, come lui, tutti i partiti e i giornali di destra e sinistra che ora commentano le intercettazioni penalmente irrilevanti di Palamara (quelle rilevanti non riguardano il Csm, l’Anm e le correnti, ma le accuse di corruzione) – scrive Marco Travaglio nel suo editoriale del 2 giugno -. Cioè: se fosse dipeso da Salvini, le
chiacchiere sul suo conto di Palamara non sarebbero mai uscite e lui non avrebbe mai potuto piagnucolare. Per fortuna di Salvini, Bonafede non diede retta a Salvini e non vietò di pubblicarle». Insomma, secondo il giornalista, non si può volere una cosa e poi, quando si è coinvolti, fare retromarcia.

Intercettazioni Palamara, Travaglio e Salvini che non voleva la pubblicazione

Il direttore de Il Fatto Quotidiano, sottolinea – poi – come le intercettazioni Palamara siano penalmente irrilevanti dato che si trattava di uno scambio di opinioni personali tra soggetti no coinvolti in modo diretto nel processo nei confronti del segretario della Lega (indagato per il caso Gregoretti ad Agrigento: «Non si capisce dov’è il problema se due pm che mai si sono occupati né si occuperanno di Salvini sparlano di Salvini (fra l’altro sui suoi attacchi alla Procura di Agrigento, non sui suoi processi)».

(foto di copertina: da Otto e Mezzo, La7)