Igor il Russo: «Ammazzerei ancora se necessario»

di Redazione | 20/05/2019

igor il russo
  • Igor il Russo parla dalla sua prigione nei pressi di Saragozza

  • Dice che, se fosse necessario, ammazzerebbe ancora

  • "Mi mancano Drangon Ball e i programmi alla radio"

Nella cella di Igor il Russo e nella sua mente. Il quotidiano Libero pubblica un’intervista esclusiva al criminale che ha ucciso in Italia due persone e in Spagna due agenti della Guardia Civil. Al momento, l’uomo è stato condannato all’ergastolo in Italia per i delitti a Budrio, nel Ferrarese, ed è detenuto all’interno di un carcere di massima sicurezza a Zuera, nei pressi di Saragozza.

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Igor il Russo, l’intervista a Libero

La giornalista Simona Pletto è riuscita ad avere un colloquio in carcere con lui, accompagnata dall’avvocato del killer di Budrio, Juan Manuel Martin Calvente. Igor il Russo ha un sorriso quasi beffardo sul volto per tutta la durata dell’intervista, ha testimoniato la giornalista: «Tutto scritto – dice – il mio destino è tutto scritto. Tutto quello che mi è capitato non è stato un caso. Se necessario, sarei disposto a uccidere ancora. Sono stato addestrato in questo modo: in alcuni casi, il male è indispensabile».

Igor il Russo dice: «Mi dispiace se ho indirettamente fatto del male alle famiglie delle vittime»

Racconta com’è la sua vita nel carcere, Igor il Russo. Smentisce alcune fake news sul suo conto (come quella di aver avuto dei figli, uno dei quali ucciso a causa di una ritorsione nei suoi confronti) e dice di aver dato il suo assenso per essere trasferito in Italia. Preferisce il sistema carcerario del nostro Paese, afferma, perché in alcune cose è migliore rispetto a quello spagnolo. Dice che gli mancano i cartoni animati di Dragon Ball e ascoltare la radio.

Igor il Russo nega gli omicidi di Salvatore Chianese nel Ravennate e dei fidanzati Paula Mas e Marc Hernandez: «Mi stanno attribuendo morti e rapine che non ho assolutamente commesso – dice Norbert Feher -: quando c’è un caso irrisolto, mi chiamano subito in causa. Ma sinceramente mi cambia poco avere 30 anni di condanna o l’ergastolo». Poi chiude sul suo personale codice d’onore: «Non farò mai i nomi delle persone che mi hanno aiutato nella mia fuga. Mi porto il segreto in cielo, quando sarà il mio momento. Mi dispiace per i familiari delle mie vittime: ho fatto loro del male indirettamente».

FOTO: ANSA/CARABINIERI