Hong Kong sospende la legge sull’estradizione, ma i manifestanti non si fidano

di Gaia Mellone | 09/07/2019

Hong Kong sospende la legge sull'estradizione, ma i manifestanti non si fidano
  • Da settimane per le strade di Hong Kong i manifestanti hanno protestato contro la legge sulle estradizioni

  • Dopo l'escalation di tensione la governatrice ha detto che «la legge è morta»

  • I manifestanti però aspettano a cantar vittoria

Se non vedo non credo: i manifestanti di Hong Kong non si sono fatti bastare la dichiarazione con cui la governatrice Carrie Lam ha annunciato la sospensione della legge sulle estradizioni. Sebbene Lam abbia detto che «la legge è morta», la popolazione chiede la revoca concreta. 

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Hong Kong sospende la legge sull’estradizione, ma i manifestanti non si fidano

Dopo settimane di proteste in piazza, culminate con l’occupazione per diverse ore dal Parlamento e con la discesa nelle strade di 230mila persone lo scorso 7 luglio, il governo di Hong Kong ha deciso di intervenire a favore dei manifestanti sulla legge di estradizione verso Pechino, che avrebbe imposto l’estradizione forzata in Cina dei sospetti criminali per lo svolgimento dei processi. Una forzatura che la popolazione non è pronta ad accettare: la protesta contro la legge sull’estradizione è stata infatti anche occasione per richiedere nuove riforme democratiche.

In una conferenza stampa, la governatrice Carrie Lam ha annunciato che la legge «è morta» e che il governo non ha «nessuna intenzione di riavviare il processo legislativo». «Ci sono dubbi persistenti sulla sincerità del governo o delle inquietudini sul fatto che il governo possa rilanciare il processo della legge davanti al Consiglio legislativo – ha dichiarato Lam anticipando le perplessità della popolazione – Allora io voglio ripetere che non c’è alcun progetto in questo senso. Il progetto di legge è morto». Parole che però non sedano gli animi: i manifestanti hanno infatti risposto che le proteste non cesseranno fino a quando la legge non verrà revocata formalmente. Uno dei principali attivisti del Civil Human Rights Forum, Joshua Wong, ha infatti definito via Twitter le parole di Carrie Lam come  «un’altra ridicola bugia».

I movimenti di opposizione inoltre hanno richiesto anche ulteriori passi in avanti verso una legislazione più democratica, dimostrando un malessere diffuso nella società. Dettagli di cui Lam, apparentemente, non sarebbe ignara: «Sono arrivata alla conclusione che i sono dei problemi fondamentali, profondi nella società -ha infatti aggiunto durante la conferenza stampa –  dobbiamo identificarli e trovare delle soluzioni per andare avanti».

(Credits immagine di copertina: © Liau Chung-ren/ZUMA Wire)

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