Dopo i violenti scontri di piazza, Hong Kong rinvia la legge sull’estradizione in Cina

di Enzo Boldi | 15/06/2019

Hong Kong
  • Le mobilitazioni e le proteste di piazza hanno portato Hong Kong a sospendere la legge sull'estradizione con la Cina

  • Nell'ultima settimana diverse marce, trasformatesi ben presto in violenze tra cittadini e militari

  • La governatrice Carrie Lam spiega, però, che non si tratta di un ritiro dell'emendamento. Solo di uno stop

Il governo di Hong Kong, territorio autonomo nel Sud-Est della Cina, ha annunciato la decisione di sospendere – a tempo indeterminato – il dibattito interno sulla controversa legge sulle estradizioni in Cina. Ad annunciarlo è stata la governatrice Carrie Lam, spiegando di aver deciso per lo stop «alla luce di quanto successo e, come governo responsabile». Nell’ultima settimana, da domenica scorsa, sono state numerose e violente le manifestazioni di piazza contro questa legge, con scontri tra polizia e studenti nella giornata di mercoledì.

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«Abbiamo deluso e rattristato molte persone, ed anche io sono rattristata e provo rammarico – ha detto la governatrice di Hong Kong Carrie Lam in conferenza stampa -. La legge ha provocato molte divisioni all’interno della società, dubbi ed incomprensioni. Per questo abbiamo deciso di spingere il tasto di pausa per riflettere». Si tratta, dunque, solo di una sospensione e non di un ritiro integrale dell’emendamento tanto contestato dai cittadini della regione autonoma del Sud-Est della Cina.

Il governo di Hong Kong stoppa la discussione sull’estradizione

Nel corso degli ultimi sette giorni, infatti, le manifestazioni di protesta hanno affollato le strade di Hong Kong, con una repressione militare, violenze e un numero altissimo di arresti. Ma la governatrice Carrie Lam, finita nel mirino per questa legge tanto contestata, ha escluso il ritiro completo degli emendamenti alla legge sull’estradizione, come hanno più volte chiesto nel corso dell’ultima settimana gli oppositori della nuova legge, che vedevano gli emendamenti come un’erosione dello stato di diritto di Hong Kong a favore della Cina.

Le manifestazioni di piazza degli ultimi sette giorni

Carrie Lam è da sempre stata considerata come filo-cinese e, secondo gli oppositori, questa nuova legge sull’estradizione avrebbe favorito la Cina, con cui (finora) non c’erano accordi sulla questione. Secondo i manifestanti l’emendamento contestato porterebbe il governo di Pechino a poter attingere a piene mani da Hong Kong, legittimato da questa nuova legge. Lam ha spiegato che si trattava di un piano a favore dei cittadini, ma che il tutto sia stato frainteso. Ora lo stop, ma se ne ritornerà a parlare.

(foto di copertina Miguel Candela/SOPA Images via ZUMA Wire)

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